Cambiamenti climatici, la siccità culturale connessa all’emergenza idrica

di Fiordi

L‘estate è per eccellenza la stagione in cui si discute del problema dell’emergenza idrica sia nel nostro Paese che nel resto del Globo e mentre l’acqua diventa sempre più preziosa, l’Italia si trova esposta al terzo debito idrico del pianeta e si somma l‘annoso problema degli incendi estivi che certamente non contribuiscono a ridurre il problema.

Oltre al debito pubblico, ora anche il debito idrico. Siamo il quarto paese divoratore di acqua nel mondo: ne consumiamo più di quanto sia richiesto dalla capacità biologica nazionale e non siamo in grado di riassorbire tutta l’anidride carbonica che emettiamo. Nonostante ciò nulla facciamo per frenare il continuo sfruttamento non solo dell’acqua ma di tutte le risorse a partire da quelle più limitate del pianeta materiali e immateriali. Soprattutto procediamo nel loro consumo massiccio, come facciamo per esempio con l’energia che deriva abbondantemente dalla risorsa idrica per alimentare i dispositivi elettronici fatti di plastica e coltan, materiali minerari anch’essi sempre più scarsi in natura e oggetto di grandi conflitti ambientali nei territori più „ricchi“.

È importante fare qualche passo indietro nel tempo per ricostruire il percorso che ci ha fatti arrivare a questo punto, attraverso il percorso si notano quante possano essere le sottrazioni eseguite.

Nel secolo trascorso, dopo aver soddisfatto gli scopi bellici, la scoperta dei grandi calcolatori elettronici serviva ai grandi gruppi industriali per gestire sempre più automaticamente i processi di produzione di larga scala. La ricerca e lo sviluppo interni, si sono spesi per rendere le macchine sempre più veloci e precise, si studiavano pertanto meccanismi in grado di cooreggere i fattori di disturbo che alteravano il funzionamento delle macchine. Si realizzano dispositivi sempre più piccoli ed efficienti, aumentando le opportunità e i volumi di scambio sul mercato. Nei decenni a seguire, questa tecnologia conquista sempre più persone diventando un accessorio tipico della quotidianità abbandonando la configurazione iniziale di calcolo e computazione, in favore del semplice contatto tra persone.

Oggi l’uso dei dispositivi elettronici mobili non è più legato al calcolo statico ma è quasi esclusivo dei social media, cioè dei software che ci connettono nello spazio e nel tempo: virtualmente, costantemente e non consapevolmente. Servono per lo più all‘indagine e allo studio di chi elabora quanti più dati possibili (le aziende di servizi) per farli diventare informazioni preziose sempre più vendibili ai grandi gruppi di produzione industriale di larga scala (le aziende di beni).

In altre parole, le sensazioni provate dall‘utente durante la navigazione on line, una volta depositate sul dispositivo diventano dunque informazioni che, essendo il fulcro dell’interazione con i clienti, sono sempre più necessarie per le aziende di servizi, soprattutto per impostare le strategie di vendita: l’aspetto più interessante è la capacità di fornire un coinvolgimento immediato che si sente personale.

Si fa costantemente uso del dispositivo, per raggiungere il benessere emotivo come palliativo del disagio primitivo. Ciò che dovrebbe connettere, in realtà isola. Al web si pongono i dubbi, le incertezze, i segreti più intimi che escono spontaneamente dal campo di ricerca intellettuale per entrare su quello spazio della prima pagina del browser. L‘eterna serie delle questioni personali e impersonali sollevate dall’uomo e tradizionalmente affrontate dalle accademie, dai pensatori e dal popolo nella sua relazione sulla natura, sono sottratte dalla sfera vitale per essere consegnate a quella digitale.

Grazie al completamento automatico del campo cerca Google se ne propongono alcuni esempi: „perché mi sono rasata i capelli, perché mi puzzano i piedi, non ho amici, quando starnutisco puzza, come si vola o come andare in bagno…“ sono solo alcune delle questioni personali più digitate.

Questo fenomeno è interpretabile come denuncia indiretta e silente di ciò che sta subendo l’emotività umana, sempre più sottratta all’essere, come risultato dell’alienazione, collegata al suo impiego, nelle mansioni di lavoro parcellizzato. La consegna della nostra comunicazione al campo virtuale genera delle vere e proprie inondazioni informative tese a standardizzare gli esseri umani che per natura sono tra loro diversi. La standardizzazione è un artificio, una razionalizzazione che genera tanti forti scompensi negli equilibri naturali precostituti dell’essere umano, tali da svuotarlo di contenuti culturali che lo rendono tipico, di uno spazio o di un tempo.

L’automazione nasce in teoria, con il principale scopo di sostituire l’uomo in compiti ripetitivi o nocivi e si diffonde attraverso il modello piramidale. Non si devono generare macchine che si comportano come gli umani ma che fanno ciò che gli umani non possono o vogliono fare.

Nella pratica però i robot hanno reso superflui un gran numero di posti di lavoro dove l’automazione intelligente vince la competizione sul lavoro umano, generando esuberi milionari eliminando posti di lavoro. Quando il commercio si ferma iniziano le guerre dicono spesso i cinesi.

L’eterno giogo dell’equilibrio. Le tradizioni e le nuove scoperte si tramandano a più velocità. A volte secondo un ritmo lento, per mantenere gli equilibri di ordine morale e fisico, precostituiti. Talvolta invece, generano veri e propri squilibri repentini, la cui intensità può essere in grado di scalare rapidamente, forzare gli equilibri causando forti scompensi che possono non essere sopportabili, quindi si cerca un sostegno ma spesso è lontano. Occorre attendere e analizzare con calma la situazione, partendo dalla vicinissima sensazione di disagio, e relazionare a se stessi (e non a google) per chiarire in qualunque via un certo tipo di aiuto che spesso, è accompagnato dal buon senso. Questo i dispositivi elettronici non possono farlo. Le macchine non potranno mai sostituire la saggezza.

Si combatte per un’equa consapevolezza della natura quindi, della materia e dell’immateria che la costituiscono per esercitare lo scambio tra gli elementi che le appartengono, essere umano compreso, in un’eterna opera di relazione equilibrata.

L’essere umano è un impiegato del pianeta nel ruolo di coltivatore, manutentore e curatore, pertanto è in un’eterna interazione con esso, attraverso lo sviluppo della comunicazione reale e spirituale. Così come in altri campi, non deve sottrarre risorse per aggiungere asset, ad esempio sottraendo roccia per aggiungere cemento (attraverso il dio denaro e la dea moneta).

É questa dinamica che ha generato l‘attuale scarsità delle risorse planetarie materiali. Via via saranno sottratte anche quelle immateriali, ad esempio iniziando dalle semplici comunicazioni tra esseri umani poi le emozioni, le percezioni etc.

L‘eterna debolezza carnale è contenuta e governata da questa potenza virtuale, che nel breve termine sembra compensare il distacco forzato subito.

In realtà sarà causa della più grande siccità culturale mai sofferta dalla civiltà. La fame nel mondo non si estingue divorando enormi piatti di finzione ma con piccoli e nutrienti assaggi di verità.

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