Cementificazione: Costruire per distruggere il futuro

TERRA RUBATA

75 ettari di verde persi quotidianamente, divorati dal cemento, perdiamo per sempre una superficie equivalente a 18 campi da calcio.

Fotografia allarmante contenuta nel dossier “Terra rubata, viaggio nell’Italia che scompare” curato dal FAI e dal WWF Italia.

Un documento che fornisce un quadro dettagliato sulla drammatica e sconfortante situazione del suolo del bel paese: dal 1950 la popolazione è cresciuta del 25 % mentre il suolo urbanizzato del 500 %.

In 60 anni, persino i comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso.

Nel rapporto, Il professor Bernardino Romano, docente di Urbanistica all’Università dell’Aquila sottolinea la discrepanza tra andamenti demografici e urbanizzazione del suolo; ricorda che gli ultimi dieci anni sono contraddistinti da una stabilità demografica, eppure tra il 1991 e il 2001 l’Agenzia Ambientale Europea, rivela un incremento di quasi 8.500 ettari l’anno di territorio italiano urbanizzato e L’ISTAT di 3 milioni di ettari di territorio, un terzo del quale agricolo, perso tra il 1990 e il 2005.

Tra il 2000 e il 2010 sono scomparse più di 800 mila aziende agricole e non si arresta il numero di terreni coltivabili sottratti alle comunità locali da parte dei grossi gruppi finanziari.

Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, ricorda che il 2013 è iniziato con 22.373 giovani imprese agricole in meno: “La situazione è drammatica-dichiara Petrini- perché l’età media dei contadini è di 60 anni e noi non mangeremo computer, noi abbiamo bisogno che qualcuno torni alla terra”.

La Coldiretti conferma e sottolinea la gravità del problema anche a livello ecologico ricordando che a causa della cementificazione sfrenata sta aumentando il numero delle zone italiane esposte al pericolo di frane e alluvioni, denuncia inoltre la necessità di difesa del patrimonio agricolo per garantire un cibo di qualità alla popolazione.

Basta Guardare

Se non vogliamo leggere dati, cercare tabelle, grafici e star dietro a percentuali, allora basta guardare, occorre semplicemente uscire di casa ed osservare i cambiamenti che avvengono nella nostra zona.

Artena

Domenica 30 giugno in una sala dell’Ex Granaio Borghese mentre l’Archeologo Quilici illustrava i percorsi e le caratteristiche delle strade romane, dietro le sue spalle giaceva silenzioso il plastico di un complesso edilizio: due piani interrati e tre piani di superficie commerciali da realizzare dietro al museo archeologico R. Lambrechts.

Funziona così: la domenica si patrocinano iniziative culturali per ricordare Artena nel passato, si sottoscrivono incontri sull’Archeologia mentre nei giorni feriali si lavora per fare nuove colate di cemento, usando le solite motivazioni: è il progresso, il futuro della città, serve alla popolazione e sarà un nuovo punto d’incontro per i giovani.

La strada della sostenibilità

Il progresso di un città, lo sviluppo di un paese e la promozione delle politiche giovanili coincide quindi con la costruzione di nuove strutture con dentro negozi e parcheggi?

Pensare di migliorare paesi come Artena con questo tipo di azioni è dannoso perché non tiene conto dei veri bisogni della comunità, non valorizza il territorio e demolisce la possibilità di uno sviluppo sostenibile del paese.

L’ampliamento e la tutela degli spazi verdi non sono da trattare come questioni secondarie ma rappresentano esigenze essenziali per la comunità.

Le famiglie devono poter trascorrere il tempo libero in veri luoghi d’aggregazione, dei veri punti d’incontro accessibili e a contatto con la natura.

L’unico percorso da costruire è quello della rivalutazione del territorio, preservando il patrimonio paesaggistico, recuperando la vocazione agricola della zona e promuovendo i prodotti locali.

Questa non è la via dell’utopia ma è una strada realizzabile e necessaria per la salvaguardia del territorio.

Come dice Petrini noi non mangeremo computer e aggiungo che neanche il calcestruzzo è commestibile.

Alessandro Coltré

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