ColleFagiolara, Chiusura del Tritovagliatore, Rifiuti ad Aprilia. LA NOTA STAMPA DELL’UGI

 

Discarica-Colle-Fagiolara-veduta-scuola

Ancora una volta ci troviamo costretti a parlare di rifiuti.

Le drammatiche condizioni ambientali in cui versa il nostro territorio sono anche figlie di un’allarmante situazione riguardante il circolo e lo smaltimento dei rifiuti. Potendo vantare all’elenco ben due impianti di incenerimento e una discarica irregolare adiacente a un monumento naturale (la Selva di Paliano) e ad una scuola superiore (I.P.I.A.), siamo tra coloro che più di tutti pagano le conseguenze di queste monopolistiche politiche sulla gestione dei rifiuti. Volte a conservare un vero e proprio impero economico, composto da monopoli familiari di gestione e da illeciti nei traffici e nei metodi di smaltimento – oltre che digestione -, le scelte operate dalla classe dirigente sia della Regione che dei comuni, in particolar modo Colleferro, hanno portato ad una situazione che ora rischia un vero e proprio collasso.
L’impianto di tritovagliamento della discarica di Colle Fagiolara, il quale trita semplicemente il rifiuto tal quale, è stato giudicato non idoneo da una sentenza del TAR, dando ragioni alla voce degli attivisti che da tempo denunciavano l’irregolarità della discarica stessa.
Con la chiusura di questo impianto rischierebbe la chiusura, almeno momentanea, anche la discarica. Questo, sommato alla situazione di grave crisi in cui versano gli inceneritori per scarsità di “cibo”, il comune di Colleferro perderà i ricchi 5 milioni di Euro all’anno percepiti come ristoro ambientale. A quanto pare questo spiace molto ai governanti di questo territorio a tal punto fa terrorizzarli. Terrore che invece non provocano i dati tragici emersi dallo studio ERAS: tali studi imputavano soprattutto alla presenza degli inceneritori l’aumento di ricoveri e l’aumento della media di patologie nel territorio.
Ricordiamo che è depositato dal 2010 in regione un progetto per la realizzazione di un impianto TMB che sarà niente meno che un “salva ristoro”, in quanto la sua lavorazione del rifiuto punterebbe alla produzione di Cdr e Css (combustibili da rifiuto) destinati al solo incenerimento , quindi ad alimentare i due impianti colleferrini. Mentre un’altra percentuale di rifiuto di scarto sarà stabilizzata e conferita in discarica.
Vorremmo qui inoltre sottolineare che, a differenza delle campagne di alcuni politici, non è vero che con un impianto del genere si potrà chiudere la discarica, anzi, la salverà da chiusura certa.
Manca una semplice autorizzazione per terminare la procedura burocratica che darebbe il via a questo ennesimo scellerato impianto, e pare proprio che tali rallentamenti siano dovuti a questioni di interessi economici: c’è qualcuno che vuole mantenere in piedi quella che per anni è stata una miniera d’oro per lui e per chi ne difendeva la struttura.
Ricordiamo che Roma è in crisi per quanto riguarda l’abbondanza di rifiuti prodotti in mancanza di politiche adeguate. Non è quindi al momento autosufficiente per risolvere in maniera autonoma la quesitone e vorrebbe risolverla “fuori porta”. La dimensione degli impianti, di gran lunga smisurata rispetto alle necessità territoriali, oltre che i titoli della stampa in cui si cita “trovata la soluzione: Colleferro”, ce ne danno chiara conferma.
Apprendiamo poi dalla stampa degli ultimi giorni che i nostri rifiuti insieme a quelli di altri 29 della provincia di Roma verranno conferiti ad un impianto situato ad Aprilia. Questo impianto porta sulla sua insegna la scritta “Fabbrica di Cdr”. Citando una tipica espressione di una mia vecchia professoressa del liceo mi viene da dire che “la domanda sorge spontanea”: chissà quale comune ha due impianti affamati e in crisi che necessitano al più presto di CDR per tirare avanti evitando un collasso economico?! La risposta credo che la sappiamo ormai tutti.
Per quanto riguarda la discarica, invece, il risultato della lavorazione dei rifiuti saranno poi riportati indietro, sempre con trasporto su gomma, e quindi verranno rimessi nella nostra discarica e bruciati nei nostri ecomostri. E in termini di salute ancora una volta noi ne pagheremo le conseguenze.
Noi continueremmo ad avere in piedi discarica e inceneritori, in particolar modo vedremmo un notevole incremento dell’attività di questi due ultimi, in barba alla salute del territorio e delle persone che lo abitano. Così facendo il probmlema sarebbe semplicemente delocalizzato.
Ebbene vogliamo sostenere a gran voce che noi non siamo per la politica del “non nel mio giardino”, e tantomeno siamo contenti di dover pesare sulle spalle altrui, pur avendo noi sostenuto sulle nostre di spalle il peso, in termini di rifiuti, di mezza provincia.
Conoscendo poi la situazione grave di emergenza rifiuti in cui versa Roma alziamo ancor di più la voce chiedendo che Roma badi autonomamente e in maniera virtuosa a sopperire al suo problema, non delegandolo a terzi (ossia noi).
E il nostro territorio di conseguenza anche deve seguire una nuova politica di gestione, che faccia finalmente partire una raccolta differenziata porta a porta, la quale è stata votata ormai quasi ben 3 anni fa ma che ancora clamorosamente non parte, così da incrementare le percentuali di differenziata che al giorno d’oggi sono a dir poco ridicole. A seguire bisognerà puntare sul riciclo e sul riutilizzo, ossia creare materia prima secondaria da reimmettere nel mercato, così da incrementare l’economia del territorio diminuendone l’impatto sull ’ambiente.
Noi ci opporremo e in maniera determinata a qualsiasi impianto o progetto che esuli da questi obiettivi e che martorizzi ancor di più un territorio che ha dato e sta dando tanto, troppo!

UGI

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