Conferenza dei servizi: associazioni e enti locali contro gli inceneritori. La regione proseguirà senza consenso popolare?

 

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Roma Mercoledì 5 ottobre – Il procedimento di riesame dell’AIA per i due impianti di incenerimento si è aperto mercoledì 5 ottobre 2016 con la fase istruttoria della conferenza dei servizi.

Presenti negli uffici regionali, dirigenti e responsabili degli impianti, Comune di Colleferro con il Sindaco Sanna, l’assessore all’ambiente Calamita e i dirigenti dell’ufficio ambiente del Comune, l’ASL Roma Rm5 con la dottoressa Fantini, responsabile del dipartimento di prevenzione. Presenti anche le forze sociali rappresentate dall’associazioni ambientaliste Unione Giovani Indipendenti, Re.tu.va.sa. onlus, il Comitato Residenti Colleferro e il meet-up Cinque Stelle di Colleferro.

I dirigenti regionali hanno introdotto la seduta facendo subito notare che il tema del giorno è causato dal famigerato decreto Sblocca Italia che prevede l’utilizzo degli inceneritori per gestire i rifiuti e l’energia senza vincoli di bacino. Sono state ricevute e messe agli atti le osservazioni redatte dagli enti e dalle associazioni, ricordando che in questa sede verranno valutate: il rispetto delle prescrizioni come garanzia di regolarità degli impianti quindi le modifiche non sostanziali apportate per renderli idonei all’attuale normativa AIA.

Per la Conferenza decisoria si attendono i pareri degli enti preposti quali ASL e Arpa.

I pareri ASL e ARPA possono essere presentati entro 90 giorni. La conferenza decisoria può essere convocata trascorsi almeno 60 giorni da quella istruttoria ma al fine della decisione, l’ente non può non tener conto dei pareri tecnico ambientali sanitari.

Ricordiamo alla Regione che durante questa attesa nulla le impedisce di attuare provvedimenti di diffida, revoca, sospensione dell’AIA già in essere piuttosto che di rinnovo in virtù delle postille finanziarie del decreto 46/2014 attuativo dell’art.35  dello Sblocca Italia. 

Nessuna discussione organica sullo stato attuale degli impianti è arrivata dall’intervento di Lazio Ambiente S.p.a. che ha scelto in sostanza di rivelare soltanto la strategia aziendale: “La società punta al passaggio dal CDR al CSS”. Nessun accenno al mancato rispetto di alcune prescrizioni: l’installazione del deferrizzatore, l’idoneità di un impianto di prima pioggia e il monitoraggio delle falde acquifere attigue all’impianto.

L’assessorato all’ambiente e l’Asl hanno incentrato il loro discorso sull’impatto sanitario degli inceneritori e l’inquinamento pregresso della Valle del Sacco. 

“Esprimiamo parere contrario al proseguo delle attività degli inceneritori e chiediamo la revoca dell’AIA”. Parole dell’assessore Calamita che rimarca l’inadeguatezza attuale delle strutture. “Lo stato degli impianti è pessimo -continua l’assessore- i molti fermi dell’impianto causano superamenti delle emissioni in atmosfera, inoltre non c’è rilevazione e misurazione del particolato fino (pm 2.5)…Neanche le migliori tecnologie disponibili offrono garanzie per la tutela della qualità dell’aria e della salute umana”.

Il parere dell’ASL

La dottoressa Fantini- già firmataria nel 1999 del parere negativo dell’azienda sanitaria locale sull’installazione degli impianti- ha ribadito l’urgenza e la necessità di un’immediata tutela delle falde acquifere sopratutto dopo aver constatato la presenza di cromoesavalente (sostanza altamente cancerogena) all’interno delle falde superficiali sottostanti agli inceneritori.

Occorre misurare la ricaduta delle sostanze prodotte dagli impianti con punti di campionamento a terra per impostare una valutazione integrata dell’impatto ambientale

L’installazione degli impianti è stata eseguita in un contesto difficile –continua la Fantini- l’impatto sulla salute era già chiaro. A distanza di quasi venti anni possiamo dire che l’ASL fu come Cassandra” e oggi rimarca la necessità di condizionare il rilascio dell’AIA alla storia della contaminazione della Valle del Sacco”.

L’assessore e la dottoressa hanno più volte citato lo Studio ERAS perché preso come riferimento per la metodologia di individuazione dei rischi per la popolazione esposta ai processi di trattamento dei rifiuti.

La dottoressa Fantini ha fatto notare che lo studio ERAS ha valutato solo gli aspetti di tipo non neoplastico (non tumorale) poiché i tempi dello studio non hanno permesso di analizzare l’impatto epidemiologico dell’incidenza tumorale.

La situazione è grave: viene impedito di far valere la volontà dei cittadini che cerca risanamento ambientale e sociale per quanto subito da anni dall’ economia della monnezza e dalle industrie pesanti.

Queste richieste vengono respinte a causa di una deriva centralista che ha tolto strumenti, spazi e poteri decisionali agli enti locali.

Dovrà avere molto coraggio la Regione a proseguire nel rilascio dell’AIA registrando allo stato dei fatti, un’ inadeguatezza degli impianti, una grave situazione socio-sanitaria, una responsabilità per reati penali in corso di giudizio (prossima udienza 10 ottobre 2016) a carico di figure dirigenziali attualmente interne all’ azienda.

Le osservazioni dell’ UGI consegnate in sede di riesame sono scaricabili dal nostro sito internet.

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