Discarica di Colle Fagiolara, un punto sulla situazione attuale e possibili vie per la chiusura

di Redazione UGI 

Quando si parla di discariche bisogna avere ben presente, prima di tutto, che il danno lo si crea già dallo sversamento della prima tonnellata di rifiuti. La gestione che viene dopo, il riempimento dell’invaso, diventa un male cronico che prima o poi deve finire. In assenza di rischi ambientali, da valutare, tutto termina solitamente con un metro di terra da mettere sulla discarica che alla fine scompare. Un funerale, chiamato capping, che qui da noi non vediamo l’ora di celebrare.

 

La discarica di Colle Fagiolara nasce all’inizio degli anni ‘90. Il consumo sfrenato, il confezionamento e l’imballaggio, oltre che la natura dei prodotti stessi, hanno causato una produzione immensa di rifiuti.

Le conseguenze di queste abitudini, hanno provocato la ricerca di siti, dapprima provvisori e spesso abusivi, prossimi ai confini urbani. Successivamente questi siti sono diventati definitivi.

Nel 1995, il Comune di Colleferro ha acquisito il terreno adiacente al Monumento Naturale “La Selva” di Paliano, avviando così il riempimento della prima montagna di rifiuti della discarica di Colleferro.

In diverse occasioni questa discarica è stata protagonista di fatti tanto eclatanti quanto dannosi come incendi e scarichi nocivi. A ciò si aggiunge un processo anomalo di coltivazione della discarica. Nel centro della discarica, infatti, sono presenti due file di tralicci Terna che hanno permesso il solo riempimento sui lati della discarica, generando due immense colline, non rispettando il progetto di riordino approvato nel 2009.

Il sito diviene definitivamente la principale discarica a Sud di Roma, proprio quando, nel 2006, il Comune acquisisce anche il terreno adiacente alla prima collina, necessario per la sua espansione. Oggi, con quelle due immense colline, è ancora l’area ufficiale per l’allocazione dei rifiuti indifferenziati provocati dal consumo di prodotti di massa.

La chiusura del sito è subordinata ad analisi tecniche da fare con esperti e studiosi del settore, considerando che normalmente le discariche chiudono con una classica forma a panettone.

La situazione odierna vede una discarica anomala, composta da due montagne di rifiuti con una conca in mezzo. La conca in questione si è creata per la mancata rimozione dei tralicci.

Per chiudere definitivamente, questa piaga ambientale che da ormai un quarto di secolo affligge questo territorio, ci sono tre opzioni:

bloccare immediatamente il conferimento dei rifiuti, spostare con dei bulldozer l’immondizia accumulata sulle sommità delle colline; procedere poi con la messa in sicurezza del tutto. Una soluzione di medio termine che nasconde i rischi derivanti dalla movimentazione dei rifiuti e dei miasmi ad essi associati. L’ultima volta che si sono attuate operazioni di riprofilatura delle colline, le sostanze sprigionate dai rifiuti hanno provocato gravi malesseri soprattutto ai ragazzi dell’I.P.I.A. (scuola che si trova proprio davanti la discarica);

bloccare immediatamente il conferimento dei rifiuti e avviare un processo di cappizzazione, chiudendo definitivamente la discarica, mantenendo le due montagne separate così come sono. Una soluzione che rischia di essere avventurosa viste le forti pendenze interne tre le colline. Per creare una superficie interna uniforme ci sarà la probabile necessità di spostare comunque i tralicci sapendo che l’orografia del terreno rimarrà segnata dalla presenza di due innaturali colline separate da uno stretto canyon. A questo si aggiungono i dubbi su chi sosterrà dei costi, che in questo caso sarebbero sicuramente maggiori rispetto a quelli previsti nel progetto;

rimuovere i tralicci, riempire la conca livellando internamente la discarica attuando un processo controllato e continuando a conferire in discarica fino al 2019 come da contratto, anticipando il più possibile tale data, avviando quindi il capping e la chiusura definitiva. Un processo mediamente lungo che potrà durare massimo 2 o 3 anni, nei quali occorrerà vigilare lo stato dei lavori. Bisognerà inoltre assicurarsi che vengano attuate tutte le cautele possibili per evitare speculazioni nel post 2019.

 

 

You may also like...