Emergenza rifiuti e giustizia ambientale

L’ambiente condiziona la salute e quindi la qualità della vita. Nello studio Eras, presentato nel 2012, sono stati finalmente resi pubblici, i risultati di un inquinamento proteso nel tempo, di dimensioni apocalittiche. Oggi, mentre pubblichiamo, si verificano, ad intervalli brevi, fenomeni come incendi e sversamenti, che causano gravi danni ambientali.

I siti industriali dismessi si trasformano in siti di stoccaggio industriale di rifiuti. Se siano autorizzati o meno, questo non è importante: sono rifiuti, quindi denari.

 

Mentre ancora si organizza il sistema della tracciabilità dei rifiuti e le responsabilità di svariati illeciti, si accertano in processi attaccati dalle lungaggini legislative, i lavoratori di Lazio Ambiente vengono coinvolti nel turbine della dismissione delle quote di Lazio Ambiente. L’obiettivo è puntare ancora sugli inceneritori, chiamati ancora dalla Regione ingannevolmente, termovalorizzatori. Per citare un celebre slogan da corteo “Regione, regione, usa la ragione, l’inceneritore non è la soluzione!”

A fronte di una velocità di produzione dei rifiuti altissima, si verifica una capacità politica che sembra non essere in grado di far fronte ad un corretto e sano smaltimento dei rifiuti. Questo è dimostrato dal fatto che l’apertura delle discariche e/o degli impianti di smaltimento industriale dei rifiuti, viene giustificato da momenti di contingente emergenza e in luoghi a basso impatto sociale, ovvero dove la popolazione non è abbastanza numerosa da costituire un fastidio mediatico.

Lo sblocca Italia ha peggiorato la situazione svincolando il trasporto di rifuti tra regioni. E’ grazie a questo deprecabile decreto governativo che la Regione ha emanato la dismissione delle quote di Lazio Ambiente e per i suoi lavoratori non sembra esserci altra soluzione che adeguarsi alle decisioni. Prese così, dall’alto. Il mercato è orientato a massificare i ricavi e minimizzare i costi, certamente il lavoro è il costo più abbondante di tutti e quindi è giusto ridurlo più possibile. Per questo c’è l’automazione che funziona solo per chi ha abbastanza denari per permettersi di partecipare all’investimento. Mettendo a bando aperto l’ acquisizione della società, sarà il mercato globale a decidere per il futuro dei dipendenti di questa partecipata regionale.
Nel corso degli ultimi anni l’indotto legato agli inceneritori ha registrato problemi sia tecnici che finanziari, connaturati alla tecnologia di partenza e alla scarsa manutenzione successiva, tali da causare frequentissimi fermi-impianto, che attualmente ne determinano la completa inadeguatezza a procedere nella loro attività, infatti, da novembre uno dei due impianti è inattivo.

Mobilitiamoci
Non c’è giustizia o legge che tutela dall’emergenza rifiuti!

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