Gas da argille: l’UE rinuncia a limitarne lo sfruttamento

3467066_3_5d3a_extraction-de-gaz-de-schiste-a-waynesburg_f7d0f82d19eecb5fc1fdb7019398e783 I difensori dell’ambiente speravano in una legislazione vera e propria, ma il progetto rischiava di seminare zizzania tra gli Stati membri dell’Unione. La Commissione di Bruxelles ha dunque rinunciato a limitare con la legge, a livello europeo, l’esplorazione e lo sfruttamento dei petroli e gas da argille, preferendo rivolgere alle capitali europee una semplice «raccomandazione» non vincolante. Ne farà l’annuncio ufficiale il 22 Gennaio, durante la presentazione del «pacchetto clima ed energia».

Questa decisione rappresenta un arbitrato sfavorevole per Janez Potocnik, Commissario europeo per l’ambiente, che voleva limitare l’impatto ecologico della fratturazione idraulica delle rocce che contengono petrolio e gas da argille. Potocnik era sostenuto dagli europarlamentari e – più debolmente – da alcuni Stati, come Francia e Germania. La prima ha vietato la fratturazione idraulica sul suo territorio dopo la legge del 13 luglio 2011. La seconda l’ha bandita nelle zone ricche di acqua.
In compenso, il progetto è stato contrastato vivamente da paesi come il Regno Unito, la Polonia, o la Romania, che vorrebbero, come gli Stati Uniti, intraprendere lo sfruttamento di queste risorse non convenzionali per disporre di un’energia a buon mercato.

« NON C’E’ IL BISOGNO DI NORMATIVE SUPPLEMENTARI »
Presi in una morsa tra le due scuole, José Manuel Barroso, presidente della Commissione, e il suo gruppo hanno tagliato corto e redatto una semplice raccomandazione.
« Numerose legislazioni ambientali sull’acqua e sugli scarti minerari, ad esempio, permettono già di limitare l’esplorazione e lo sfruttamento dei gas d’argille », giustifica un alto responsabile della Commissione: « Non c’è il bisogno a questo stadio di creare delle normative supplementari. » »
Il documento, che sarà presentato il 22 Gennaio, preferisce dunque stabilire una serie di « principi comuni minimi » al fine di armonizzare le condizioni di estrazione di idrocarburi non convenzionali. Libertà a ciascun Governo di andare oltre. E di legiferare, se lo desideri.
La futura raccomandazione sollecita una valutazione approfondita dell’impatto ambientale di ciascun progetto prima di assegnare permessi di sfruttamento e di esplorazione, e precisa i criteri che dovrebbero condurre al lancio della produzione.
« Un sito non dovrà essere scelto a meno che lo studio di rischi dimostri che non risulti nessuna iniezione diretta di agenti inquinanti nelle nappe di acque sotterranee da una fratturazione idraulica ad alto volume » indica il documento. Quest’ultimo ne approfitta inoltre per precisare alcune « esigenze operazionali » necessarie al fine di ridurre l’impatto ambientale – sull’acqua in particolare – delle tecniche impiegate per estrarre gli idrocarburi. Il testo suggerisce tra l’altro di informare i residenti dell’utilizzo o meno di alcuni prodotti chimici su un giacimento:
FORTE LOBBYING PER EVITARE LA LEGIFERAZIONE DI BRUXELLES
La Commissione vuole ciononostante sottolineare i rischi legati all’estrazione dei gas d’argille, rimpiangendo la mancanza di un accordo tra le capitali europee su questo soggetto: « Gli esperti sono d’accordo nel dire che i gas d’argille equivalgono ad un impatto ambientale cumulativo superiore, in confronto a quello dell’estrazione dei gas convenzionali », osserva il rapporto che apparirà il 22 Gennaio.
« Gli Stati membri hanno cominciato ad interpretare la legislazione ambientale europea in maniera diversa, e alcuni sviluppano delle regole nazionali specifiche, come divieti e moratorie », analizza la Commissione: « Ciò porta ad un quadro operazionale in seno all’Unione Europea sempre più frammentario e complesso »
La Gran Bretagna ha fatto le sue scelte, impegnandosi chiaramente nel settore del gas d’argille, considerando che è tanto promettente quanto il petrolio del mare del Nord scoperto negli anni ’60. Non è dunque sorprendente che Londra – con altre capitali – abbia esercitato un forte lobbying per impedire a Bruxelles di legiferare.
L’ex consigliere di David Cameron sulle questioni europee era ancora più determinato dal momento che un’eventuale legislazione sarebbe potuta essere sostenuta dal Parlamento europeo e da una maggioranza di Stati. Da quel momento, il suo paese ha avuto la meglio e la negoziazione tanto temuta da Londra non avrà luogo.

Da “Le Monde”, Traduzione di F. Via

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