Greenpeace dà la caccia ai “vestiti tossici”.

Pubblicata Martedì, un’inchiesta dell’ONG rileva la presenza di disturbatori endocrini in una vasta gamma di vestiti per bambini.

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Trovare sostanze chimiche potenzialmente pericolose in prodotti di consumo corrente non è più una novità. Scoprirne in una vasta gamma di vestiti per bambini, sì. E’ ciò che afferma di aver fatto la Greenpeace International. L’ONG ambientale ha reso pubblico Martedì, a Pechino, il risultato di un’inchiesta che l’ha portata a testare la composizione di 82 abiti fabbricati fuori dall’Europa, provenienti da 12 grandi marche presenti sul continente. «Abbiamo trovato delle tracce, e perfino quantità importanti, di prodotti tossici nel 92% degli articoli», spiega Pierre Terras, l’incaricato della campagna dell’organizzazione. Ancora più eloquente, ritiene, è che «non la scampa nessun fabbricante».

Il campione scelto per lo studio era vasto, comprendendo dal discount al pret-à-porter di lusso. Quest’ultimo caso non viene troncato col solo verdetto. «Burberry, American Apparel, Adidas, Gap o C&A… tutte queste marche commercializzano articoli contenenti sostanze la cui tossicità è riconosciuta. » Greenpeace, che ha svolto le analisi sia nei suoi laboratori, sia in alcuni indipendenti, ne determina due in particolare: il nonilfenolo e gli ftalati, nomi generici che designano una famiglia di molecole sintetiche o derivati degli acidi. Largamente utilizzate nell’industria tessile, sono anche riconosciute come disturbatori endocrini, ossia sostanze che interferiscono sul sistema ormonale animale o umano.

Da qualche anno, il loro uso è regolato nelle produzioni europee, e perfino proibito in alcuni casi. Gli ftalati – di cui fa parte il bisfenolo A, vietato nei biberon in Francia dal 2013 – sono così stati specificamente vietati nei giocattoli per bambini, anche quelli importati. «Noi non diciamo che i vestiti testati siano assolutamente pericolosi per i bambini che li portano», riprende Pierre Terras, difendendosi da ogni proposito allarmista. «In compenso, esigiamo una vera trasparenza riguardo alle sostanze contenute nei prodotti importati, così come un controllo del loro uso. » L’ONG indirizza la sua rivendicazione alle imprese, di cui alcune, ricorda, hanno già preso delle misure in seguito ad una precedente campagna. Si rivolge anche all’Europa, che è l’unica a disporre di mezzi per agire in termini di normative.

Onnipresenza del bisfenolo A. Lo scorso Aprile, l’Agenzia Francese per la Sicurezza Sanitaria Ambientale e del Lavoro (Affset) aveva già rilevato l’onnipresenza di disturbatori endocrini nel nostro quotidiano, soprattutto il bisfenolo A, conosciuto per i suoi effetti preoccupanti sul feto e sulle donne incinte. «Molti ambienti possono contenerne», ha fatto notare l’Agenzia, rilevando che l’alimentazione contribuisce a più dell’80% dell’esposizione della popolazione.

Da un articolo de “L’Humanité”

Traduzione di F. Via

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