I ministri spingono l’Europa a concordare gli obiettivi dell’energia verde

13 ministri europei, incluso l’inglese Ed Davey, richiedono all’UE di adottare il pacchetto clima nonostante l’opposizione della Polonia

Davey urges Ofgem investigation

Tredici ministri hanno sollecitato l’Unione Europea a raggiungere un accordo questo mese sugli elementi principali della sua politica 2030 sull’ambiente e l’energia, pena lo scoraggiamento degli investitori e il ritardarsi degli sforzi per arrivare ad un accordo globale sul cambiamento climatico.
Tra gli altri stati membri dell’UE, la maggiore opposizione è giunta dalla Polonia, secondo la quale non c’è fretta di raggiungere un accordo politico.
Possiamo lavorare con la Polonia per giungere ad un accordo a Marzo”, ha raccontato ai giornalisti Ed Davey, segretario per l’energia e il cambiamento climatico della Gran Bretagna. “Non sto dicendo che sarà facile.
Ma ha affermato che l’accordo dei 13 ministri, tra cui vi sono francesi, tedeschi e inglesi, ha fornito l’occasione di trovare un accordo con la Polonia e gli altri.
La Commissione, l’esecutivo dell’UE, a Gennaio ha delineato la sua visione della politica climatica ed energetica del 2030 per raggiungere la serie preesistente di obiettivi del 2020.
La Commissione ha suggerito un unico obiettivo 2030 pienamente vincolante per tagliare le emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990, più un obiettivo di estensione Europea per ottenere almeno il 27% dell’energia da fonti rinnovabili come l’eolico e il solare. In generale, la Green Growth Group sostiene la posizione della Commissione.
Non è prevista una piena proposta legislativa fino all’anno prossimo, quando si insedierà un nuovo gruppo di commissari, quindi ci vorrà un anno per terminare la legge 2030, ma un abbozzo di accordo tra tutti i leader sarebbe un forte segnale.
Tuttavia la fragilità economica europea ha aumentato la difficoltà di accordarsi su una politica climatica. Una bozza dell’UE per la futura riunione dei leader del 20-21 Marzo pone l’attenzione sull’industria e la competitività, piuttosto che sull’ambiente.
La Green Growth Group di 15 Stati, inclusi i 13 che hanno dichiarato il problema, afferma che una politica climatica non deve necessariamente essere nemica della competitività.
Un ritardo rischia di danneggiare la sicurezza del settore commerciale, procrastinare investimenti energetici critici, aumentare il costo del capitale di questi investimenti e danneggiare lo slancio verso un accordo globale sul clima”, ha dichiarato il gruppo dei 13 ministri.
La Gran Bretagna, che in passato evitava ogni impegno verso un obiettivo rinnovabile, ha affermato di poter accettare un obiettivo a livello europeo purché questo non porti a nessun obiettivo vincolante nazionale. Critici dell’obiettivo a livello europeo affermano che è quasi impossibile da applicare senza obiettivi nazionali.
Il gruppo di ministri ritiene che non ci sia tempo da perdere, poiché le Nazioni Unite cercano di creare un accordo globale l’anno prossimo a Parigi per affrontare il cambiamento climatico.
Il gruppo afferma inoltre che gli investitori hanno bisogno di una certezza in anticipo per aiutarci ad aggiornare le infrastrutture, ad esempio, il che migliorerebbe le connessioni rete in Europa, aumenterebbe la sicurezza delle scorte e teoricamente abbasserebbe i costi.
La Polonia, la cui economia è molto dipendente dal carbone, ritiene che gli obiettivi sotto dibattito le imporrebbero un onere maggiore rispetto agli altri Paesi.
Marci Korolec, il viceministro dell’ambiente, ha dichiarato ai giornalisti che puntare ad un accordo a Marzo era “un approccio molto ottimistico”, e che l’agenda internazionale non richiedeva l’accordo dell’UE prima dell’anno prossimo.
Penso che sarà difficile per il Consiglio Europeo decidere degli obiettivi senza conoscere gli elementi cruciali“, ha dichiarato Korolec, riferendosi al modo in cui gli obiettivi dovrebbero essere distribuiti tra i diversi stati membri.

Da un articolo di The Guardian (link)

Traduzione di F. VIa

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