Il caso del commissario Carrubba: Da 7 anni al timone dell’Arpa Lazio

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Vi segnaliamo questo articolo di Marco Carta su Paese Sera

Dal 2007 l’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio è guidata dalla stessa persona. Da Marrazzo a Zingaretti, passando per la Polverini. Nessuno tocca l’avvocato Corrado Carrubba, commissario straordinario Arpa. Il vice presidente del consiglio regionale Storace chiede ora che venga revocato il suo incarico. Sotto accusa il ruolo che il commissario avrebbe avuto sulla nomina, nell’area “rifiuti e bonifiche” dell’Arpa, di Fabio Ermolli, l’uomo di fiducia di Cerroni DI MARCO CARTA

 

Cambiano i governi, si seguono gli scandali, ma lui resta sempre lì. Saldo sulla sua poltrona di commissario dell’Arpa Lazio. L’agenzia che doveva contibuire a risanare, ma che è finito a regnare. L’avvocato Corrado Carrubba era stato nominato nel lontano febbraio 2007 dall’allora governatore Marrazzo, con l’obiettivo di provvedere al riordino dell’azienda di protezione ambientale. Ma a 7 anni dal suo insediamento continua a rimanere il suo posto. Indenne per tre legislature. Da Marrazzo a Zingaretti. Neanche Renata Polverini, che in soli due anni riuscì nell’abile impresa di cambiare tutti i posti chiave dell’amministrazione regionale, ha potuto spostarlo. Piuttosto che mandarlo via, gli affiancò un subcommissario senza deleghe.

LA RICHIESTA DI STORACE –  Da sempre vicino a Legambiente ed ex assessore alla provincia di Roma in quota Verdi negli anni 90, l’avvocato Corrado Carrubba è ormai un intoccabile. E anche nel consiglio regionale straordinario sulla questione dei rifiuti, convocato dopo l’esplosione del Caso Cerroni, il tema dell’Arpa, coinvolta anch’essa nello scandalo, non è stato minimamente affrontato. Solo il vicepresidente Francesco Storace, in più di una occasione, durante il suo intervento, ha chiesto la sua testa. Senza ricevere però nessuna risposta, né da Zingaretti, né da Civita. “ Quest’uomo siede lì da 7 anni senza aver combinato nulla ed è abbastanza significativo che io non abbia ricevuto risposta. Tutti continuano a tacere, anche Zingaretti che avrebbe il potere di revocare la nomina per una questione di opportunità politica soprattutto alla luce dell’inchiesta su Cerroni”.

IL CASO CERRONI –  Nella ricostruzione fatta dai Gip che ha portato all’arresto del patron di Malagrotta, infatti, è su Carrubba, non colpito da alcun provvedimento giudiziario, che Cerroni avrebbe fatto pressioni per ottenere l’ascesa del suo “fedele” Fabio Ermolli all’interno dell’Agenzia regionale per l’Ambiente. La nomina dell’ingegnere Ermolli, iscritto nel registro degli indagati per abuso di ufficio in quanto fino al 2010 risultava essere consulente di una delle società di Cerroni, era funzionale alla strategia del Supremo, che aveva l’impellente necessità di inserire un uomo di sua fiducia al posto di Enzo Spagnoli, responsabile dell’area “rifiuti, bonifiche e risorse idriche, “il quale – si legge nell’ordinanza del gip Massimo Battistini – in numerose circostanze, in qualità di responsabile dell’organo di controllo, aveva trasmesso comunicazioni di reato nei confronti di Cerroni e degli altri soggetti titolari degli impianti riconducibili al Cerroni”.

IL CONFLITTO DI INTERESSI – Spagnoli, insomma andava sostituito con un funzionario amico, ossia Ermolli. Per questo, Cerroni insieme ad Arcangelo Spagnoli, solo omonimo del funzionario e responsabile unico del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti della Regione Lazio nel 2008, decide di fare pressione sul commissario dell’Arpa, che nel frattempo, in vista del bando del 2008, ha separato l’area in due sezioni distinte “servizio risorse idriche” e “suolo rifiuti e bonifiche”. Ad aprile, Enzo Spagnoli, considerato “scomodo” dal sistema Cerroni vince il concorso per la sezione risorse idriche, mentre Fabio Ermolli sostiene le prove per la sezione “suolo, rifiuti e bonifiche”. L’obiettivo è che Ermolli si aggiudichi quel posto e per questo si cerca di coinvolgere Carrubba, responsabile del concorso, pilotandone le scelte. “Lo strumento di ricatto che Manlio Cerroni e Arcangelo Spagnoli sembravano disporre attiene un non meglio precisato conflitto d’interessi” si legge nell’ordinanza. Non è un mistero che Carrubba attraverso il suo studio legale Carrubba e Casucci si occupi “prevalentemente di diritto all’ambiente”, d’altronde la norma lo prevede in caso di commissario. Ma l’argomento, come scrivono i giudici “spaventava” lo stesso Carrubba.

LA PROMOZIONE DI ERMOLLI – E’ lo stesso Arcangelo Spagnoli a far intendere in una telefonata con Cerroni del 9 giugno, due giorni prima delle prove finali di Ermolli, che il conflitto di interessi potrebbe essere la chiave di volta per far ottenere l’incarico a Ermolli. “Peccato che l’ARPA Lazio fa ancora l’avvocato e difende queste cose del ristoro ambientale!”. Sono le ore 10 e nel pomeriggio Arcangelo Spagnoli deve incontrare Carrubba, su richiesta dello stesso commissario. Subito dopo l’appuntamento è praticamente sicuro della nomina di Ermolli, l’uomo di Cerroni. Anche perchè come specificava sempre lo stesso Spagnoli, parlando al telefono con Ermolli, che gli chiedeva rassicurazioni sulla sua nomina, “se fosse contrario sarebbe che le persone vogliono andar a finir male”. In una telefonata del 10 luglio la certezza di Scipioni è granitica: “l’area è libera e lo sanno e danno per scontato il tuo nome va beh, io lascio in fresco la bittiglia. Non si rovina. E’ un buon champagne”. Ne è convinto anche Ermolli, che a sua volta una settimana prima, il 3 luglio del 2008, aveva informato Spagnoli di un colloquio avuto, secondo gli inquirenti, con Carrubba. “E’ stata una chiacchierata abbastanza…franca, aperta insomma… lui mi ha detto che hanno fatto questa selezione che io sono messo molto bene ha detto”. A questo punto la nomina è solo un dettaglio. E puntualmente il 29 luglio arriva.

 

 Marco Carta

 

 

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