Inceneritori di Colleferro, riparte il processo al tribunale di Roma

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Alterazione dei sistemi informatici di controllo e monitoraggio delle emissioni, violazione dei valori limite e prescrizioni, classificazione dei rifiuti in entrata agli impianti con codici CER impropri. Questo è solo un breve elenco di alcuni tra i capi d’imputazione a carico dei più di venti dirigenti e responsabili, interni ed esterni alle aziende titolari degli impianti, attualmente accusati di traffico illecito di rifiuti.

Si riaprirà quindi, Mercoledì 12 ottobre, il processo penale sugli inceneritori di Colleferro. Dopo il fermo durato più di un anno, dovuto al passaggio di competenza dal tribunale di Velletri a quello romano, il processo riparte dalla fase preliminare dove associazioni, comune di Colleferro e cittadini si ricostituiranno parte civile.

Alcuni imputati siedono ancora oggi su posti dirigenziali di LazioAmbiente e Ama (questi ultimi coinvolti anche nell’ inchiesta sui rifiuti interna all’attuale amministrazione capitolina) da cui programmano nuove strategie aziendali, discutono sul rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e meditano alternative su come mantenere le strutture attive ( si veda il comunicato dellUgi sulla conferenza dei servizi e quello sull’emergenza rifiuti – http://ugionline.it/category/ugi-2/).

Fermi a otto anni fa

Dal 2008, anno in cui furono compiuti i fatti illeciti, siamo ancora in attesa dell’espressione di un giudizio.

In questi anni sono stati presentati innumerevoli progetti di impianti industriali, destinati a migliorare apparentemente la gestione dei nostri rifiuti, ai quali ci siamo sempre opposti.

I fatti accaduti intorno alla gestione degli inceneritori sono per noi condizione sufficiente per negare ogni tipo di azione, volta al loro potenziamento e mantenimento delle strutture o ipotesi di impiantistica analoga e successiva a quei fatti, compiuti in un territorio già fortemente vessato.

Siamo fermi a otto anni fa, le due ciminiere continuano a bruciare. Restano i dati allarmanti delle conclusioni dei rapporti epidemiologici (www.eraslazio.it), rimangono sul territorio i danni dell’economia della monnezza, durano nel tempo le criticità ambientali e sociali che condizionano la vita della comunità. Tutto ciò non andrà mai in prescrizione. Non occorre alcun tribunale, le associazioni hanno emesso la loro sentenza: condannano gli inceneritori al loro smantellamento!5

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