Inceneritori: un rilancio da Vip

A causa delle gravi mancanze di bilancio, la Regione qualche mese fa ha previsto un’ulteriore iniezione finanziaria da 12,5 milioni di euro per Lazio Ambiente con l’obiettivo di ripianarne i debiti per avviarla a dismissione come da ultimi atti sfornati. Con la delibera del 31 gennaio infatti si prevede la chiusura della discarica entro un triennio (a partire da quando è un mistero), la radicale ristrutturazione delle linee di termovalorizzazione, la tutela dei livelli occupazionali attraverso la riqualificazione dei servizi di raccolta differenziata.

I dipendenti che lavorano all’interno degli impianti meritano un futuro meno incerto. Sono a rischio i posti di lavoro e la conseguente ricollocazione. A pochi giorni dallo scorso Natale, alcuni di loro hanno ricevuto come regalo dall’ente regionale la negazione della richiesta della cassa integrazione a causa dei tempi tardivi di pervenimento della domanda, come da manuale dei soliti giochi burocratici.

A fine gennaio inoltre, si è dimesso il Direttore generale Demetrio De Stefano e tanto per i lavoratori, quanto per i cittadini non si sa ancora che futuro si prospetta per gli impianti e la loro autorizzazione integrata ambientale dal momento che, col termine dismissione si può intendere vendita delle quote azionarie tramite procedura aperta individuata dal d.lgs. n. 175/2016 (testo unico sulle società a partecipazione pubblica). In un’economia aperta e globale può succedere di tutto e in modo totalmente avulso dalla legalità.

I lavoratori sono soli. I sindaci sono soli. Pochi coloro che provano a sfidare l’omertà, intesa come forma di solidarietà volta alla copertura di condotte delittuose per l’ambiente. Noi siamo tra questi:

Mescolare e bruciare

Siamo nel 2008: dall’impianto di TMB di via Salaria dell’Ama arriva un camion di copertoni interi: Stefania Brida, responsabile del sistema controllo qualità, al telefono con un dipendente dell’impianto, esorta:

Mescola, rischiamo di non bruciare, capito?

Attualmente la Brida è ancora dirigente responsabile del sistema qualità degli impianti.

Il dirigente Marino Galuppo, supervisore del flusso di rifiuti, pur sapendo delle gravi e palesi violazioni della normativa da parte della dirigenza, non interviene per interrompere gli illeciti, come un moderno Ponzio Pilato dei rifiuti.

In un’altra conversazione telefonica, la Brida si confronta con Galuppo per una pezzatura di CDR contenente troppa percentuale di cloro che già al controllo all’ingresso si presentava ferroso e molto umido:

Brida: che problemi può dare la pezzatura grossa? Non può fare 52 megawatt al giorno …ho detto ad Antonio di vedere che deve fare con i capi turno.

Galuppo: A me…che me frega a me?

Ad ottobre scorso Marino Galuppo sedeva nella prima fila in aula della Regione Lazio, chiamato a garantire per Lazio Ambiente, l’efficienza e la sicurezza degli impianti, durante la prima conferenza dei servizi svoltasi per il rinnovo dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) degli inceneritori.

Quando il consorzio Gaia nasceva con il grande compito di avviare la raccolta differenziata, acquisiva gli impianti di incenerimento (termovalorizzazione) che erano già stati scartati dalla Germania per il mercato dei suoi rifiuti. Come se nulla fosse stato, Lazio Ambiente riacquisiva gli impianti nel 2011-2012 nell’ambito della procedura fallimentare-Gaia, ed ancor di più si palesavano la loro l’obsolescenza e la necessità del revamping. Oggi solo osservandoli dall’esterno si nota la loro fatiscenza, che ha causato il fermo impianto di una delle due ciminiere già dal mese di novembre. Fino a qualche tempo fa si scorgeva dal piazzale una delle vasche luride che servono a raccogliere il CDR in ingresso. Questa vasca è stata incerata, come murata, nel periodo intorno ai rilevamenti del cromoesavalente, l’anno scorso, mentre stavamo lavorando per il corteo del 9 aprile 2016.

Non si legge sui giornali che il CDR, in partenza ogni giorno da Roma, viaggia su una dozzina di camion verso Colleferro per essere bruciato. Chissà quanto ne bruciano all’inceneritore di San Vittore, soprattutto grazie agli ultimi interventi di manutenzione eseguiti sull’impianto di CDR del Castellaccio.

Organizzare un corteo di manifestanti serve a far sentire la nostra presenza come cittadini per determinare la volontà su un tema fondamentale che è la vita perchè l’ambiente condiziona in larga parte la salute e senza di essa la vita stessa è compromessa. E non c’è vaccino contro l’emergenza ambientale che stiamo vivendo in questo specifico momento storico in cui ogni giorno constatiamo l’evoluzione imprevedibile dei cambiamenti climatici nei fenomeni atmosferici e geologici.

Questa denuncia impone una pausa di riflessione dalla vita ordinaria per ciascuno di noi.

Temiamo che le lungaggini legate ai processi siano un modo per mandare in prescrizione i reati, agevolando i colpevoli piuttosto che condannandoli. Lo strumento della giustizia esercitata nelle lontane aule di tribunale non basta a camminare verso il recupero delle aree inquinate. La natura ha bisogno di tempi che la giustizia non contempla perchè impegnata a tutelare solo le persone, fisiche e soprattutto giuridiche.

In questo momento serve l’ aiuto di tutti gli individui e soprattutto di coloro che credono nell’umiltà come prima forma di riscatto e nell’onestà intellettuale come forma di rispetto ambientale e sociale.

Chiudiamo gli inceneritori con il compostaggio domestico e una raccolta differenziata di qualità. Riduciamo il nostro impatto sul pianeta pensando a chi verrà dopo di noi, passeggeri del pianeta.

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