Inquinamento e salute in Italia: dove ci si ammala di più?

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“Quanto è alto il rischio per la salute degli abitanti di siti inquinati? Il luogo in cui viviamo influisce sulla nostra salute e sulla possibilità di una morte precoce?

Con la sigla Sin (Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche) si identificano le aree in cui l’inquinamento industriale degli anni ’50-’70, pur destando la preoccupazione del Ministero dell’Ambiente, non ha portato a seri interventi di risanamento radicale: questi luoghi, in altre parole, non sono stati bonificati. Delle 57 aree individuate sul territorio italiano, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ne ha selezionati 44 (21 al Nord, 8 al Centro, 15 al Sud) ed ha commissionato l’analisi delle mortalità in eccesso per 63 diverse cause in 298 comuni esistenti all’interno di queste aree.

SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) è il nome del progetto finanziato dal Ministero per la Salute nell’ambito del Programma strategico nazionale “Ambiente e salute”, condotto con la coordinazione dell’Istituto superiore di sanità sull’analisi di tali aree per gli anni compresi tra il 1995 e il 2002, per asserire scientificamente dove, in che misura e per quale tipo d’inquinamento ambientale ci si ammala e si muore con una probabilità più alta.

Le popolazioni interessatesono quelle residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, esposte al rischio di contaminazione ambientale di tipo chimico, petrolchimico e raffineria, siderurgia, centrale elettrica, miniere e/o cave, area portuale, amianto o altre fibreminerali, discarica e inceneritore. Sono state prese in considerazione per i loro accertati effetti sulla salute anche le esposizioni da inquinamento dell’aria, fumo di tabacco attivo e passivo, assunzione di alcol, esposizioni professionali e stato socioeconomico.

Il risultato è che, purtroppo, c’è un’evidenza epidemiologica dell’associazione tra 63 cause di morte e le fonti di esposizioni ambientali presenti nei SIN. In altre parole, sì, in queste aree si muore di più (vedi tabelle 2 e 3 dello studio SENTIERI) e le osservazioni sono state riferite a tutte le età, tre alla classe di età “minore di un anno”, sei alla classe di età “0-14 anni”. Riguardo alle malformazioni congenite in tutte le classi di età – condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), malattie respiratorie acute (0-14 anni) e asma (0-14 anni) – alcune di queste cause restano di diagnosi incerta o incompleta per le malformazioni congenite o le condizioni perinatali.

Nell’insieme dei siti oggetto del Progetto SENTIERI è quindi emersa una sovra-mortalità per tutte le cause di morte, con una media di oltre 1200 casi annui.

I dati ritenuti più attendibili sono quelli sulle correlazioni tra inquinamento ambientale e decessi. Per ogni possibile causa di mortalità è stato stabilito se le prove accumulate finora a livello internazionale siano sufficienti, limitate o inadeguate, e sono state considerate solo le prime due categorie. I risultati, distinti per uomini e donne, tengono conto della struttura per età e delle condizioni socio-economiche. Anche fumo, alcol e occupazione sono considerati fattori di rischio utili a stabilire come possano influenzare le diverse cause di morte.

no dei risultati più allarmanti dello studio è che alcuni di questi siti continuano a essere inquinati da decenni nonostante lachiusura degli stabilimenti inquinanti. Anche le operazioni di contenimento degli inquinanti sono insufficienti. Senza interventi complessivi di risanamento ambientale, i residenti continuano ad essere esposti ad un maggiore rischio di malattia e morte prematura.

Per tale motivo, il Gruppo di lavoro SENTIERI sostiene la necessità di continuare lo studio per una più approfondita comprensione dell’impatto sanitario dei siti contaminati e una migliore individuazione delle priorità negli interventi di risanamento ambientale.

Di Lucia Russo

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