Io sto con Erri De Luca! Le parole contrarie non sono reato!

Il Tribunale del capoluogo piemontese ha assolto lo scrittore napoletano dall’accusa di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni contro la linea ad Alta velocità in Valsusa. Il fatto non sussiste. E lui dice: “Un’ingiustizia è stata impedita”

DI ANNA DICHIARANTE (L’Espresso)

 

La sua parola contraria sussiste e non costituisce reato. Erri De Luca è stato assolto perché il fatto non sussiste nel processo di primo grado in cui era imputato per istigazione a delinquere, a Torino. Il giudice Immacolata Iadeluca ha così dato ragione alla tesi che lui aveva sempre sostenuto. E la sentenza ora diventa “un’avamposto sul presente prossimo” della libertà di parola in Italia. Perché – come dice De Luca – non si può parlare di vittoria: è stata semplicemente ripristinata la legalità.

I miei colleghi stranieri, soprattutto francesi, continuano a non capire il perché di questo processo, lo trovano una vicenda buffa. Io comunque sono tranquillo”. E, in effetti, Erri De Luca sembrava davvero sereno questa mattina, all’ingresso dell’aula del Tribunale di Torino dove si sarebbe tenuta l’ultima udienza del processo in cui è stato imputato per istigazione a delinquere. Sorrideva e ha voluto ribadire ciò che sin dall’inizio della vicenda ha sempre sostenuto: “Non ci sono precedenti, è un processo spuntato come un fungo, non so se il primo di una nuova Italia o l’ultimo di una vecchia. Mi pare che ci stiamo abituando a una deriva, a una perdita di consistenza civile, ma forse quest’aula è un punto di resistenza”.

A portare De Luca sul banco degli imputati erano state le sue frasi di protesta contro la costruzione del Tav, il treno ad alta velocità, nella tratta Torino-Lione e la sua battaglia per il sabotaggio di una delle opere più controverse d’Italia: una nota di merito dal punto di vista degli attivisti No Tav, un delitto per la Procura del capoluogo piemontese. Infatti, i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano chiesto per De Luca una  condanna a otto mesi di reclusione , perché con le sue parole avrebbe incitato a commettere reati. Lo stesso imputato si è però opposto al riconoscimento delle attenuanti generiche che l’accusa aveva chiesto.

E anche oggi in aula, prima che il giudice Iadeluca si ritirasse in camera di consiglio per deliberare la sentenza, lo scrittore napoletano ha pronunciato dichiarazioni spontanee e ha ribadito la sua posizione: “Confermo la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Valsusa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per legittima difesa di una comunità minacciata, così come della salute, dell’aria, dell’acqua e del suolo. Se quello che ho detto è reato, continuerò a ripeterlo. Il termine sabotare ha un significato nobile e democratico, lo hanno utilizzato anche Mandela e Gandhi. Oggi sarei presente in quest’aula anche se l’imputato non fossi io”.

De Luca, quindi, ha ricordato di essere stato incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930, una norma superata dalla successiva entrata in vigore della Costituzione: “Sono qui per sapere – ha detto – se quel testo costituzionale vige ancora ed è prevalente sulla legge penale precedente o se il capo d’accusa che mi è stato contestato avrà potere di sospendere l’articolo 21”. Ha dichiarato poi di aver rinunciato a sollevare un’eccezione di costituzionalità della norma incriminatrice per non trasferire nelle stanze “di una Corte sovraccarica di lavoro” la risposta alle accuse, perché “ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società”.

Anche l’avvocato Alessandra Ballerini, difensore di De Luca insieme al collega Gianluca Vitale, ha espresso la sua grande soddisfazione: “Sono immensamente felice, non nego che mi viene da piangere. Con questa sentenza si è affermata la prevalenza dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Una sentenza che, comunque, non era affatto scontata per la difesa: “Non sapevamo come sarebbe andata – prosegue Ballerini – il punto è che questo processo non si sarebbe proprio dovuto celebrare. Perché era un processo alle parole, il cui esito dipendeva solo dal modo di interpretarle”. Ora si attende di conoscere quali saranno le mosse della Procura, ma i difensori di De Luca non hanno dubbi: se venisse presentato appello, sarebbe un accanimento.

Già nelle scorse settimane De Luca aveva denunciato il fatto che questo processo fosse, in realtà, un tentativo di mettere a tacere le parole contrarie, un atto di censura e la sentenza un messaggio sullo stato della libertà d’espressione nel nostro Paese. E per difendere la forza delle parole lo scrittore si era detto disposto persino ad accettare il carcere. Una battaglia per la libertà di pensiero che molti artisti e personalità del mondo della cultura hanno appoggiato, sottoscrivendo un appello e schierandosi pubblicamente dalla parte di De Luca.

Ma ci sono stati altri scrittori e intellettuali che non hanno espresso il loro sostegno e il loro comportamento è stato così stigmatizzato da De Luca: “Sono degli assenti e si notano. Si sono presi la responsabilità della loro assenza”. Lo scrittore ha invece sottolineato che “la società civile, a cominciare dai miei lettori mi ha sostenuto fin dall’inizio con centinaia di letture pubbliche, che ho archiviato. Loro non mi hanno mai abbandonato”. Infatti, oggi erano presenti in Tribunale numerosi fan e attivisti No Tav, tra i quali uno dei leader, Alberto Perino.

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