Le soluzione delle grandi città europee per lottare contro l’inquinamento delle automobili

Di Laetitia Van Eeckhout

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Abbassamento della velocità massima autorizzata, circolazione limitata dei mezzi pesanti nei centri città, gratuità del parcheggio residenziale, dei trasporti pubblici e dei servizi di noleggio di biciclette e auto elettriche: di fronte all’episodio acuto e cronico di inquinamento che ha colpito gran parte della Francia a Marzo, le istituzioni pubbliche hanno finito per prendere delle misure d’urgenza. Ma al di là delle azioni puntuali prese al momento dei picchi di inquinamento ai quali si potrebbe aggiungere la circulazione alternata, ridurre in modo permanente la concentrazione di polveri sottili – dei cancerogeni accertati – nell’atmosfera, richiede delle misure strutturali.

La principale fonte di inquinamento negli agglomerati urbani è il traffico di automobili: è dunque lì che bisogna agire. Se sempre più collettività territoriali cercano di ristabilire una minore velocità massima nelle città, in Europa numerose città hanno scelto di limitare la circolazione di automobili nel loro centro città, o vietarvi i veicoli più inquinanti.

  • Instaurare un limite massimo più basso nelle città

Sempre più città europee, soprattutto in Francia, cercano di ristabilire un limite massimo nelle agglomerazioni, facendo passare la velocità autorizzata dai 50 km/h ai 30 km/h. Se questa misura ha per prima cosa l’obiettivo di migliorare la sicurezza e lo stile di vita, contribuisce anche a ridurre l’inquinamento dell’aria, incoraggiando l’andare a piedi e la bicicletta per gli spostamenti vicini. “La bicicletta è la grande vincitrice della circolazione a 30 km/h. Nelle città prese in considerazione, si constata un forte sviluppo di questo modo di spostamento“, osserva Frédéric Heran, economista dei trasporti urbani dell’università di Lille-I.

Limitando le frenate improvvise e le accelerazioni brutali di una guida a forte andatura, riportare la velocità ai 30 km/h provoca una diminuzione del consumi di carburante e delle emissioni di ossito di azoto e di particelle. “Questa disposizione ha un effetto positivo sulla qualità dell’aria se non intralcia la fluidità della circolazione“, fa notare Gilles Aymos, responsabile del servizio qualità dell’aria presso l’Agenzia dell’ambiente e del controllo dell’energia (Ademe). “Bisogna inoltre controllare che la zona 30 km/h non sia troppo raggirata dagli automobilisti“.

  • Vietare i veicoli più inquinanti

Sulla base di una classificazione dei veicoli in funzione delle loro emissioni inquinanti, la città determina quale categoria è autorizzata a entrare nella sua zona a emissioni deboli.

Il controllo si fa, nella maggior parte dei casi, visivamente dalla polizia grazie alla presenza di un bollo che dà informazioni sulla categoria di emissioni del veicolo e che deve essere incollato sul parabrezza. Ogni infrazione è passibile di una multa. In Germania, le penalità possono raggiungere i 40 euro, e si toglie un punto dalla patente. In Svezia la multa può arrivare a 1000 corone (113 euro). A Londra, città che ha ricorso alla videosorveglianza, le contravvenzioni sono ancora più elevate, di 500 sterline (603 euro) per i grandi camioncini e i minibus e fino a 1000 sterline (1205 euro) per i mezzi pesanti.

La messa in opera è spesso prevista come progressiva: sono programmate numerose fasi al fine di scaglionare nel tempo le categorie di veicoli presi in considerazione. La scelta del perimetro della zona ha anch’essa la sua importanza. Bisogna che sia sufficientemente grande per evitare delle strategie di aggiramento.

In ogni caso, sono state osservate delle riduzioni sulle concentrazioni di diossido d’azoto e di PM10“, constata Gilles Aymoz. Riguardo le polveri sottili estremamente nocive per la salute, i risultati ottenuti sono spettacolari: sono state registrate delle diminuzioni del 40%.

Il divieto dei veicoli più inquinanti incita al rinnovo del parcheggio delle automobili. A Berlino, ha portato alla modernizzazione delle macchine a diesel, di cui più del 90% sono dal 2010 dotate di un filtro antiparticolato.

  • Restringere la circolazione nei centri città

Stoccolma, Londra, Oslo, Milano, Dublino… numerose città europee sono andate ancora più lontano e hanno instaurato un pedaggio urbano per decongestionare i loro centri e lottare contro l’inquinamento. Rendendo l’accesso al centro a pagamento, il pedaggio urbano riduce dal 15% al 20% il traffico di automobili.

Il pedaggio urbano si basa generalmente su un sistema di telecamere di sorveglianza che verifica le targhe di immatricolazione dei veicoli e le compara con la base di dati delle persone che hanno regolato il loro diritto di pedaggio.

Quest’ultimo può essere, in alcuni casi, proporzionale al livello di inquinamento del veicolo, com’è il caso di Milano dove l’obiettivo è anche di favorire i comportamenti virtuosi sul piano ecologico: una macchina che non trasporta che il suo conducente è automaticamente tassata.

 

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