L’ennesima beffa chiamata TMB

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L’ennesima beffa chiamata TMB
L’U.G.I. spiega la sua contrarietà

La Regione Lazio ha autorizzato la realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti urbani in località Colle Fagiolara, nei pressi della discarica, dell’Istituto Professionale Parodi Delfino e del monumento naturale La Selva di Paliano.

Come funziona:
Il progetto risale al 2010 ed è finalizzato al trattamento di 125.000 tonnellate di rifiuti ogni anno.
La materia prima in entrata, l’immondizia indifferenziata, subisce una serie di procedure (vagliatura, essiccamento, ecc.) che conducono alla produzione di frazione organica stabilizzata, combustibile da rifiuti e scarti di lavorazione.

I motivi dell’opposizione:
La Regione Lazio cerca di portare avanti, sotto il falso nome di TMB, la costruzione di un impianto di produzione di combustibile da rifiuti destinato ad alimentare nei prossimi anni con materia prima a basso costo i due inceneritori di Colleferro, che stanno attraversando una fase di difficoltà economica. Parallelamente, il nuovo impianto produrrà frazione organica stabilizzata destinata alla discarica di Colle Fagiolara, da tempo destinata alla chiusura.
Una scelta di continuità con la vecchia amministrazione Polverini, che non mira a risolvere il problema del ciclo dei rifiuti ed ad eliminare i vecchi impianti che già tanti danni hanno arrecato alla popolazione ed al territorio (come certificato dallo studio epidemiologico E.R.A.S.) bensì a mantenere la situazione attuale, a condannare Colleferro a città laziale dei rifiuti, centro di smaltimento dell’immondizia di Roma Capitale e dintorni.
Una scelta che non possiamo condividere, perché tiene in vita un sistema malato, attorno al quale è in corso un processo penale al Tribunale di Velletri (oggi nuovamente rinviato) e che frena la rinascita di Colleferro e della Valle del Sacco, per motivi puramente economici e speculativi.

La proposta:
Il fronte ambientalista della Valle del Sacco si è più volte pronunciato in questi anni sulla strategia da intraprendere per portare l’area ad un ciclo dei rifiuti virtuoso e a basso impiatto ambientale e sanitario.
E’ necessario intraprendere in tutti i comuni della Valle una raccolta differenziata con sistema di raccolta porta a porta, con tariffa puntuale (proporzionata alla quantità di rifiuto che ciascuno produce), così da diminuire le tonnellate di rifiuto prodotto ed aumentare la percentuale di differenziazione fino al 70-80%. Il rifiuto così differenziato potrà essere instradato verso gli appositi centri di riciclo, dove la materia potrà essere recuperata e trasformarsi in materia prima secondaria, dando inizio ad un nuovo ciclo produttivo anziché ricorrere al sotterramento di risorse preziose e riutilizzabili.
Solo a seguito di queste azioni sarà possibile discutere l’installazione di un impianto per il trattamento della porzione di rifiuto che non si è riusciti a differenziare, la quale non andrà in alcun modo condotta ad incenerimento.
“Quando vedremo messa in campo la strategia del porta a porta? – dichiara Alessandro Coltré, Presidente dell’Associazione, “Quando le amministrazioni locali avranno il coraggio di intraprendere una vera svolta sostenibile?”

Le azioni da intraprendere:
La decisione della Regione, oltre ad essere miope ed errata nel merito della questione, risulta assolutamente in contrasto con la volontà del territorio, che già si era espressa con fermezza attraverso la manifestazione del 6 Ottobre 2012, “Sei uno zero?”, la quale aveva portato in strada più di 3000 persone in opposizione allo scellerato piano rifiuti che prevedeva lo stesso “TMB – Fabbrica di CDR” che ora viene riproposto.
L’U.G.I. intende quindi intraprendere nei prossimi mesi una forte mobilitazione sociale, con l’ausilio di tutte le realtà organizzate sul territorio, volta ad informare la cittadinanza di quanto sta accadendo ed a prepararla ad azioni di protesta di massa per manifestare con la forza dei numeri che Colleferro, questa volta, non ci sta.

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