Lettera aperta degli studenti campani contro il biocidio ai ragazzi che si stanno mobilitando in Lucania

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Vi scriviamo a partire da una posizione comune. Guardiamo da giorni a quello che sta succedendo sui vostri territori mentre siamo per la prima volta investiti da protagonisti nella mobilitazione che ad Acerra e’ ripartita contro l’inceneritore. Guardiamo con interesse e soprattutto ci riconosciamo. Ci sentiamo accomunati da una stessa assunzione di responsabilità, quella di una generazione che si fa carico della propria vita a partire da un diritto fondamentale, quello alla salute , e sceglie di non farsela strappare ( o continuare a farselo strappare come nel nostro caso) restando in silenzio.
La battaglia contro le trivellazioni che sta animando i territori della Basilicata interessati da questo maxiprogetto di devastazione, e’ oggi un indirizzo per tutti quei comitati e tutti quegli attivisti che stanno rispondendo a lottare contro le mille forme di saccheggio messe in campo dai poteri forti in Italia e che trovano oggi nell’approvazione del decreto Sbloccaitalia una formalizzazione ed una cornice legislativa che non deve più fare appello ai commissari e all’emergenza.
Qui ad Acerra,proprio ieri, un corteo di migliaia di studenti ha invaso le strade della città e con una inedita determinazione ha dichiarato nuovamente guerra al mostro, a quell’enorme impianto di incenerimento che da anni ci avvelena. È stato un risultato importantissimo in un territorio a cui il peso della sconfitta ha fatto così male da aver spento in troppi cittadini l’idea che il mostro potesse essere spento e il destino di tutti noi modificato .

Noi siamo nati tardi ed eravamo troppo piccoli quando i nostro genitori, i nostri parenti, tutti gli abitanti della città si opposero con ogni forza alla costruzione dell’inceneritore. Così siamo nati in un posto già pieno di veleno, abbiamo avuto a che fare quotidianamente con la strage dei tumori e con il biocidio. Siamo i figli di una terra malata per colpa degli interessi economici della criminalità e delle istituzioni. Questo non vuol dire essere rassegnati ad un destino ineluttabile, lo abbiamo capito due settimane fa quando alcune donne del territorio hanno bloccato i cancelli dell’inceneritore per impedire l’ingresso delle ecoballe di Coda di Volpe. La proposta della regione e’ stata letta come una beffa inaccettabile e la mobilitazione e’ partita immediatamente.
Siamo accorsi in tanti e tante e in poche ore quel presidio e quel blocco ci hanno detto due cose importantissime.
Innanzitutto che noi, con la nostra giovane età e la determinazione di chi sta iniziando da capo possiamo riprendere in mano il destino del nostro territorio e non smettere di dare per scontato che sia un teatro di morte e di veleno. E poi che mettersi davanti a quei cancelli vuol dire poter davvero bloccare il mostro, non solo evocarlo. Ma farlo sul serio facendo male alla controparte.
In pochi giorni la nostra determinazione ha coinvolto tutta la città e anche lo scetticismo, lo sconfittismo e le ritrosie sono rientrate per lasciare spazio a una generazione che pretende di chiudere il mostro e di fermare il biocidio.
Il presidio davanti ai cancelli e’ stato in realtà anche un’occasione di relazione e incontro con tanti altri nostri coetanei già mobilitati sui propri territori e a Napoli per la giustizia ambientale.
Studenti e studentesse contro il biocidio che in posti diversi della regione da anni si mobilitano contro le mille forme di devastazione ambientale. Studenti e studentesse delle superiori, esattamente come voi che a Potenza vi state mobilitando contro questa folle idea di estrazione e saccheggio, che non non vuole dismettere modelli energetici che hanno già inquinato buona parte del pianeta e che continuano a mietere vittime.

C’è un filo rosso che unisce la nostra lotta alla vostra. Entrambe si combattono su un teatro meridionale, scelto sistematicamente come luogo di estrazione, saccheggio, sfruttamento, discarica sociale.
La vostra battaglia contro la subalternità comincia adesso. La nostra ha un passato che ha visto focolai costanti accendersi e spegnersi ovunque. Qualche volta si è vinto. Qualche volta, come ad Acerra, si è perso. Quello che abbiamo capito però è che abbiamo sempre fatto paura. Fanno paura le nostre pratiche. Fanno paura le nostre parole d’ordine che pure si riproducono come un contagio su ogni territorio mobilitato. Mo’ basta, dite e scrivete a Potenza, E’ una parola d’ordine che conosciamo bene qui e che abbiamo usato tante volte per raccontare la nostra rabbia, il nostro bisogno di interrompere lo scempio.

Siamo un movimento di liberazione che abbraccia territori che i poteri forti hanno scelto per lo sfruttamento e per la schiavitù. Abbiamo la responsabilità di utilizzare la nostra giovane età per ragionare a lungo termine e per assumerci l’ambizione di cacciare queste forme di colonialismo economico dai nostri territori. Una volta per tutte.
Autodeterminazione e possibilità di decidere da soli della nostra ricchezza. Questo e’ il sottotesto della lotta allo stupro delle trivellazioni e di quella all’avvelenamento delle discariche e degli inceneritori. Noi ci siamo. C’è una storia da rovesciare e un futuro da riscrivere.

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