L’obiettivo dell’Europa di tagliare le emissioni del 40% apre la strada ad un futuro a basso consumo di carbonio.

EU policy on carbon targets and renewable energies : flower between two solar cell panels

Quando il maggiore economista Jeffrey Sachs ha esultato per il nuovo pacchetto Ue energia-clima 2030, avevamo di che essere orgogliosi.
O quando nel Davos il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha detto che “sono i progetti ambiziosi i principi da seguire”; il presidente della Banca Mondiale ha lodato la “leadership e l’ambizione climatica” e il direttore per il clima Christiana Figueres lo ha chiamato un “segnale positivo per un significativo accordo per il 2015”, abbiamo avuto ragione di credere che non ci siamo soltanto mossi per primi, ma ci siamo anche mossi con ambizione.
E quando dei gruppi ambientali etichettano le nostre proposte come “non ambiziose”, mentre dei settori industriali le chiamano “troppo ambiziose”, qualcuno potrebbe pensare di aver trovato l’equilibrio perfetto.
La Commissione Europea ha recentemente delineato le sue proposte per le politiche climatiche ed energetiche fino al 2030. Tra questi troviamo l’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni del 40% rispetto a quelli del 1990 e un obiettivo vincolante per l’intera Unione Europea secondo cui il 27% di energia deve provenire da fonti rinnovabili. E a proposito del rendimento energetico, il commissario per l’energia controllerà la legislazione corrente prima di proporre i prossimi passi. Che arriveranno comunque.
Complessivamente, qui in Europa queste proposte sembravano avere una ricezione timida rispetto ai commenti più positivi provenienti dai leader internazionali. Ma questo ci dà motivo di credere che è stata riconosciuta la vera ambizione delle nostre proposte e la loro importanza nella guerra contro il riscaldamento globale.
Principalmente, perché il nostro 40% è in linea con la scienza visto che ci permettere di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni del 80%-95% entro il 2050. Questo è quanto i Paesi sviluppati hanno bisogno di ridurre entro il 2050 per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C secondo il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC).
Inoltre perché 40% è un obiettivo ambizioso, potendo essere raggiunto soltanto riducendo le emissioni nell’UE. Il che è differente dall’obiettivo del 20% entro il 2020, che può essere raggiunto parzialmente finanziando dei progetti al di fuori fuori dell’UE per compensare le nostre emissioni. E tagliando ancora qui in Europa, attrarremo gli investimenti e la tecnologia.
E infine, perché l’obiettivo 40% è raggiungibile e produttivo. Le nostre analisi economiche mostrano che può essere raggiunto con degli investimenti gestibili a breve termine e in modo da portare significativi benefici a lungo termine.
Proprio come l’obiettivo 2020, l’obiettivo 40% sarà vincolante sia a livello europeo che a livello nazionale poiché sarà declinato in obiettivi vincolanti nazionali.
Continueremo ovviamente a concentrarci molto sull’energia rinnovabile. A proposito di questo la Commissione ha proposto effettivamente un obiettivo sulle rinnovabili vincolato a livello europeo ma non a livello nazionale attraverso degli obblighi nazionali.
Mentre i dettagli pratici devono ancora essere definiti e accordati, la morale della favola è che l’Europa deve continuare a diffondere le rinnovabili rimandendo comunque flessibile per trasformare il sistema energetico europeo in modo che ogni Stato membro contribuisca al raggiungimento dei nostri obiettivi comuni sul clima.
E’ vero che un ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% stimolerà da solo degli investimenti nelle rinnovabili attraverso l’UE. Ma avere un obiettivo vincolante sulle rinnovabili incoraggerebbe ancora di più gli investimenti in energia pulita – qualcosa che un obiettivo per le emissioni non raggiungerebbe mai da solo.
I leader del Cleantech come il Vestas CEO Anders Runvad e il Climate Group CEO Mark Kenber sono d’accordo nel pensare che le nostre proposte sono un vero motore per una crescita economica pulita.
Con queste proposte, la Commissione ha aperto la strada ad un futuro a basso consumo di carbonio. Se i leader europei le appoggiassero, l’Europa sarebbe la prima ad avere un obiettivo climatico talmente ambizioso da tenere in conto la nostra responsabilità a livello globale.
E se tutto andrà bene la nostra ambizione sarà vista da molte altre nazioni come punto di riferimento e come un importante motore all’ambizione di preparazioni domestiche di altri Paesi, e infine, un motore all’accordo del 2015.
Così ora tocca ai leader Europei accoglierlo, e a mantenere la leadership europea per quanto riguarda i discorsi internazionali sul clima e la competizione sulle tecnologie a basso consumo di carbonio.

 

Da un articolo di The Guardian

Traduzione di F. Via

You may also like...