L’UE obbliga le grandi compagnie a segnalare eventuali impatti ambientali e sociali

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Di Jerome Chaplier
Le negoziazioni sono state lunghe e dolorose, ma alla fine l’accordo è stato concluso. Gli stati membri dell’UE hanno finalmente acconsentito alle riforme che richiederanno alle grandi compagnie europee di segnalare gli eventuali impatti ambientali e sociali di cui sono responsabili.
Nell’attesa dell’approvazione finale del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo, la responsabilità sociale aziendale è diventata da volontaria a tassativa. Come tale, questo accordo potrebbe essere un passo indietro momentaneo – una vittoria significativa strappata dalle grinfie della sconfitta. Tuttavia, le scappatoie all’interno della riforma hanno lasciato molti membri della European Coalition for Corporate Justice (ECCJ) a domandarsi se la vittoria fosse fallace – se cioé le riforme su cui ci si è accordati fossero davvero sufficienti per un cambiamento vero e proprio.
Il potenziale c’è. Dopo uno stallo e dei dibattiti accesi, l’accordo concluso a Bruxelles racchiuderà un dovere legale di segnalare gli impatti non finanziari delle attività commerciali. Quasi 6 000 grandi compagnie dovranno segnalare le loro politiche sulla diversità, su questioni sociali e sulla corruzione, come anche i rischi che apportano ai diritti umani e all’ambiente, includenedo le catene di approvigionamento. In questo modo saranno risponsabili nei confronti non solo dei loro azionisti, ma anche dei loro stakeholder.
Tuttavia l’opposizione di alcuni stati membri, in particolare Germania, Polonia e Gran Bretagna, porta alla non applicazione della legge alla maggioranza delle grandi compagnie – secondo le stime solo a una su sette delle grandi compagnie sarà chiesto di stilare il resoconto. Le compagnie inoltre saranno libere di scegliere gli indicatori e gli standard da usare per il resoconto – essendo inutile compararle tra loro. I resoconti saranno controllati, ma non verificati – e non sono previste sanzioni per le compagnie che non si atterranno alla legge.
Discussioni sulla tassatività o volontarietà della riforma hanno quasi distrutto l’intera proposta – e il risultato è un compromesso che dà alle compagnie enorme flessibilità su come osservare la riforma.
Eppure c’è poca discordanza sul valore dei rapporti non finanziari. Uno studio recente del PWC ha mostrato che tre su quattro CEO hanno concordato che questi rapporti condurrebbero a un successo a lungo termine. Identificare rischi alle aziende – sia finanziari e sociali che ambientali – da molto tempo è stato riconosciuto dagli investitori come cruciale, e compagnie più progressiste riconoscono che la loro relazione con altri stakeholder è altrettanto importante. Alcune compagnie, come Ikea e Unilever si sono dichiarate a favore delle riforme – ma ci sono anche segni di colossi industriali che hanno esercitato pressione contro la riforma, facendo dell’allarmismo sui costi e la burocrazia di un approccio mandatorio.
BusinessEurope, la lobby di estenzione europea, ha dichiarato rumorosamente che la responsabilità sociale aziendale può funzionare solo se volontaria. La posizione del governo tedesco sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda.

Senza dubbio alcune compagnie resteranno cieche ai vantaggi del regime delle relazioni. Continueranno a trascurare gli impatti negativi della loro attività ed a ignorare i costi potenziali dei loro piani industriali. E’ improbabile che le riforme trasformino il comportamento delle aziende in così poco tempo. Seri abusi continueranno a restare impuniti. Ma ora è compito dei capitani d’industria far funzionare le riforme. Le relazioni inutili saranno soltanto “più burocrazia” – ma i dati utili saranno preziosi per tutti.
Stanno aumentando le richieste per una maggiore trasparenza e responsabilità – dagli investitori e dalla società civile. I capitani d’industria intelligenti hanno già riconosciuto che queste riforme possono essere uno strumento utile da utilizzare a loro vantaggio. Attenendosi ai nuovi requisiti, avranno maggiore consapevolezza dei rischi che corrono, e agiranno per ridurli. Questo non sarà soltanto un beneficio per la loro reputazione, ma gioverà anche alla loro azienda a lungo termine e, con ogni probabilità, al loro bilancio. Queste compagnie hanno un ruolo chiave da giocare nello spingere il mercato verso una maggiore trasparenza.
I membri ECCJ sono stati sempre molto chiari nel dichiarare che un approccio volontario non porterebbe ad una società più sostenibile ed equa. I rapporti aziendali sociali ed ambientali devono essere obbligatori e presi seriamente – e devono essere significativi se vogliamo evitare le insidie del “greenwashing”. Ovviamente non sarà una panacea. Identificare i rischi di sicurezza in una fabbrica è soltanto il primo passo per rimuovere il pericolo. Se non ci si rende nemmeno conto del pericolo, non saranno mai affrontati.
[Jerome Chaplier è il coordinatore della European Coalition for Corporate Justice (ECCJ) – una rete di più di 250 ONG, sindacati, associazioni di consumatori, e docenti universitari che promuove una maggiore trasparenza delle imprese]

Da un articolo di The Guardian (link)

Traduzione di F. Via

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