No Al Biogas: U.G.I. Solidale A Genazzano!

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Sabato 9 Marzo, presso il Cinema Italia di Genazzano, una delegazione dell’Unione Giovani Indipendenti ha preso parte ad un’assemblea cittadina organizzata dal Comitato Rifiuti Zero di Genazzano per sottolineare la propria contrarietà ad ogni ipotesi di costruzione di uno o più impianti a biogas nel territorio del comune di Genazzano stesso.
Nel corso dell’incontro si sono succeduti gli interventi del Comitato Rifiuti Zero di Genazzano, di Fiumicino, dei comitati di Olevano Romano, unanimi nell’opposizione al sovra-dimensionato impianto di compostaggio oltre agli interessantissimi e pertinenti interventi dei medici per l’ambiente (ISDE), con una fortissima risposta di partecipazione sia da parte di semplici cittadini che da parte degli amministratori della stessa Genazzano e di paesi limitrofi come Cave.

Il tema in oggetto erano gli impianti a biogas, senza perdere di vista, più in generale, il quadro della gestione dei rifiuti nell’intera Valle del Sacco.
Un impianto a biogas è un sito industriale che, attraverso un processo anaerobico di fermentazione batterica del residuo umido della raccolta differenziata, produce una miscela di gas (per la maggior parte metano, dal 50 al 80%), successivamente bruciato per produrre energia. Tali residui organici, per l’appunto, possono provenire sia dai rifiuti che da vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria.

Come abbiamo avuto modo di comprendere, a conferma di sospetti nutriti già da tempo, questi impianti rappresentano il prossimo futuro della “speculazione ecologica”, trattandosi di impiantistiche trascurabili nella chiusura del ciclo dei rifiuti, funzionali esclusivamente al profitto che gli investitori stessi possono trarne, per produrre energia, a detta loro, “pulita”. L’equivalente della bolla speculativa che, attraverso incentivazioni completamente fuori controllo e scriteriate, favorirono anni fa il proliferare degli inceneritori. Nel solo Lazio sono già stati presentati alle amministrazioni comunali almeno 30 progetti di impianti a biogas. 

Questi impianti, apparentemente innocui dal punto di vista progettuale, presentano numerose zone d’ombra se considerati in un’ottica ecologica, a difesa dell’ambiente. Prevedono, innanzitutto, la combustione del biogas prodotto a temperature superiori ai 900°C, inducendo il rilascio in atmosfera di ossidi di azoto (NOx), noti inquinanti. In secondo luogo, tali impianti richiedono un apporto smisurato di acqua e hanno quale prodotto di scarto un digestato che, a causa dei polimeri chimici aggiunti per velocizzare la fermentazione, difficilmente può essere smaltito. Un’ulteriore fonte di preoccupazione, emersa negli ultimi anni, è costituita dall’incapacità dei digestori di garantire la completa neutralizzazione dei ceppi di batteri utilizzati nel processo di fermentazione, con particolare riguardo per i clostridi (ceppi termoresistenti alla cui questa famiglia appartengono i batteri patogeni che provocano nell’essere umano botulismo e tetano).

L’impatto ambientale di questi impianti è pertanto tutt’altro che trascurabile, ancor più se si considera il dimensionamento necessario ad avere una resa accettabile (>30MW), denotandoli di fatto quali impianti totalmente sovra-dimensionati per la gestione dei rifiuti consortile tra comuni limitrofi. Una logica bensì industriale, che prevede il convogliamento in un solo impianto di svariate tonnellate di rifiuto umido, con ulteriore aggravo sulla qualità dell’aria sia per le caratteristiche dell’impianto stesso che per il trasporto dei rifiuti su gomma.

Queste le criticità prese in esame dal Comitato Rifiuti Zero di Genazzano che ha assunto una posizione netta in merito alla paventata ipotesi di costruzione di uno o più impianti simili nel proprio territorio, forte del sostegno di oltre 1500 firme raccolte in poco più di due settimane tra le cittadinanza, composta da circa 6000 abitanti. Una lotta, la loro, congiunta a doppio filo con la triste realtà della Valle del Sacco, territorio ecologicamente seviziato, con i suoi tre impianti di incenerimento, la seconda discarica più grande del Lazio, un cementificio tra i più grandi d’Italia, una centrale turbogas ed un bacino fluviale completamente distrutto.

Una valle che con forza, da tempo, chiede di operare un’inversione radicale di rotta, un cambio completo di paradigma.

Noi, come Unione Giovani Indipendenti, facciamo nostra questa lotta.

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