Polonia, carbone che passione. Il paese che ospiterà la COP24 punta sull’industria estrattiva

di Giulia Olga Fasoli e Alessandro Coltré

Il vertice Onu sul clima del prossimo anno, la COP 24, si terrà a Katowice, in Polonia. Il Summit comprenderà il quattordicesimo convegno dei Membri del Protocollo di Kyoto (CMP 14) e la terza conferenza dei firmatari dell’accordo di Parigi (CMA 3).

La scelta di Katowice è stata ufficializzata lo scorso giugno a Tuczno durante l’incontro tra il governo polacco e Patrizia Espinosa, il Segretario Esecutivo dell’ONU per gli Accordi Internazionali sui cambiamenti climatici.

Il Segretario Espinosa ha sottolineato che la Polonia è stata scelta dall’East European Group delle Nazioni Unite. La Polonia, ha asserito Espinosa, ha un’esperienza significativa nell’organizzazione di conferenze ed è risultata il paese ospitante più esperto nei vertici sul clima delle Nazioni Unite.

“Abbiamo aperto una competizione per l’organizzazione del vertice sul clima in Polonia e abbiamo ricevuto proposte da due città: Danzica e Katowice. La commissione dell’ONU ha valutato entrambe le città e, dopo un’attenta analisi dei pro e dei contro, oggi ho deciso che la conferenza avrà luogo a Katowice” – ha dichiarato il Ministro dell’ambiente Jan Szyszko.

Per la quarte volta, la Polonia presiederà il vertice internazionale sul clima. Il governo di Varsavia però ha scelto una strada precisa che, di certo, non contribuirà a contrastare i cambiamenti climatici.

In un articolo uscito su Business Insider Polska si possono leggere le dichiarazioni del viceministro dell’energia Grzegorz Tobiszowski: “L’industria estrattiva costituisce, e costituirà nei prossimi anni, la base del bilancio energetico del paese. Ciò consente di mantenere un alto grado di indipendenza energetica e di incrementare la concorrenza economica”. Questa è la strada da percorrere annunciata da Tobiszowski in una seduta comune del Triplice Gruppo per la Sicurezza Sociale dei Minatori e del Gruppo per il Settore della Lignite.

Tobiszowski ha presentato ai partecipanti proposte riguardanti il programma di estrazione del carbone fossile e della lignite, che dovranno costituire il “capitale” del documento riguardante la politica energetica del paese.

Sempre da Business insider Polska si apprende che, la realizzazione di questo piano potrebbe scontrarsi con un fattore politico, il cosidetto Pacchetto Invernale. Un decreto che nel suo assetto iniziale privava di fatto l’industria a carbone di sovvenzioni economiche.

Il viceministro ha evidenziato che la riduzione delle emissioni di CO2 avviene attraverso “la sostituzione di elementi produttivi dell’energia elettrica il cui potenziale di emissione supera le norme – la loro produzione media annua si aggira attorno al 35%­ – con dei nuovi elementi, ad alta produzione, basati su risorse energetiche nazionali” – ovvero, tra le altre, sul carbone.

Ha aggiunto che per rimediare ai deficit delle capacità produttive dell’energia elettrica, verranno introdotti meccanismi volti a sostenere lo sviluppo e la modernizzazione delle fonti produttive convenzionali secondo la capacità di mercato. Il ridimensionamento del ruolo giocato dal carbone interessa tra gli altri ai tedeschi, i quali – contrariamente alla Polonia – entro il 2050 intendono produrre l’80% dell’energia da fonti rinnovabili.

L’abbandono del carbone a favore di fonti di energia rinnovabili è una tendenza non solo politica, ma anche economica. Ad aprile alcune società energetiche europee hanno firmato un contratto secondo il quale dopo il 2020 non si costruiranno nuovi impianti a carbone. All’accordo non hanno preso parte  le società polacche e greche.

A inizio di quest’anno, L’Organizzazione mondiale per la sanità ha diffuso i dati sui livelli d’inquinamento atmosferico: delle 50 città europee con l’aria più inquinata, 33 sono polacche. A dicembre del 2016, a Skała piccola città vicino Cracovia, i livelli di concentrazioni di polveri sottili hanno superato quelle di Pechino.

Sono 46 i distretti polacchi in cui i livelli di inquinanti atmosferici superano i limiti di legge. Sulla Polonia pende una procedura d’infrazione, con una multa da 900 milioni di euro per aver violato la direttiva Clean air for Europe. Qualche mese fa diverse associazioni del paese, tra cui Akcja Democracja, Miasto jest nasze (la città è nostra) hanno promosso una petizione popolare per chiedere una riconversione del comparto energetico e per obbligare il governo a disincentivare l’utilizzo del carbone.

In Polonia, l’85% degli investimenti per la produzione di energia è riservato alle fonti fossili. Inoltre, uno studio di Carbon Market Watch ha dimostrato come il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), anziché incentivare la transizione energetica dei paesi comunitari, sta sostanzialmente aiutando alcuni Stati, tra cui la Polonia, a potenziare impianti altamente inquinanti. Le industrie polacche del settore energetico, invece di comprare all’asta le quote di emissioni, hanno beneficiato dell’aiuto dell’Europa che ha donato quote al fine di incentivare gli investimenti nella riconversione.

Il corrispettivo economico delle quote doveva essere impiegato nell’ammodernamento dei sistemi di riscaldamento, nello sviluppo delle rinnovabili, invece quei soldi sono stati utilizzati per le industrie fossili come la centrale a lignite di Belchatow.

Il cammino verso la decarbonizzazione sarà difficile e verrà ostacolato da un governo deciso a mantenere il carbone come spina dorsale del settore energetico del paese.

 

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