Rifiuti, UGI: Il rilancio degli inceneritori resti su carta!

Nota stampa dell’UGI

 

 

“Roma oggi ha bisogno dei TMB di Colfelice, di Aprilia e di Aielli. Ha bisogno degli inceneritori di Colleferro e San Vittore, come ha bisogno di altri 49 impianti dislocati in altre 10 regioni italiane e in tre Stati esteri mentre usa anche inceneritori austriaci”.

Dichiarazioni di Mauro Buschini, assessore all’ambiente della Regione Lazio, pronunciate lo scorso primo Febbraio, durante l’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

L’assessore commenta il rischio emergenza, dichiarando: “se venisse meno uno solo degli impianti potrebbe esserci un problema”, affermando inoltre che, attualmente, la capitale ed il Lazio si trovano in una fase transitoria. Una fase transitoria che dura da anni e che diventa, regolarmente, emergenza quando i rifiuti restano ammassati per le strade di Roma.

Ogni qual volta gli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) raggiungono il massimo carico di lavoro scatta il pericolo emergenza, sventato dagli inceneritori del Lazio (Colleferro e San Vittore), dagli impianti fuori regione e dal trasporto dei rifiuti all’estero. Si tenga presente che ogni settimana circa 200 tonnellate di rifiuto indifferenziato sono trasportate verso l’inceneritore di Vienna.

Ci si chiede: Cosa faranno Roma e la Regione?

Dal campidoglio, oltre a qualche annuncio sulla volontà della giunta di non voler aprire né discariche né inceneritori, non è arrivato ancora alcun piano programmatico o di indirizzo in grado di definire la strategia per il ciclo dei rifiuti.

Il piano rifiuti regionale non è stato ancora licenziato e resta in piedi solo la delibera del fabbisogno dell’Aprile scorso in cui la Pisana ha elencato gli impianti necessari al trattamento dei rifiuti

La solita soluzione

Fasi transitorie, emergenze, illeciti, veleni, mancanze tecniche e politiche, accada quel che accada, per i rifiuti la soluzione resta sempre una: fuori da Roma.

Si tentano linee di indirizzo e si ipotizzano scenari, ma la beffa e il danno finale sono riservati a luoghi e città presi regolarmente a schiaffi dalla malsana gestione del problema rifiuti.

Colleferro, Latina, la Ciociaria, territori chiamati a fronteggiare le conseguenze di azioni compiute da vertici politici ed aziendali votati al “business della monnezza”. I cittadini di queste zone pagano da sempre il prezzo più alto. A dirlo non sono solo i comunicati degli ambientalisti, ma gli studi scientifici, i rapporti epidemiologici  e i dati sulla qualità dell’aria

Inceneritori di Colleferro

Al momento le due ciminiere attendono il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e di certo questo passaggio non avverrà agevolmente visto che, oltre all’opposizione sociale, la Regione deve fare i conti con la netta contrarietà della ASL locale e del Comune di Colleferro.

Il lavoro costante delle associazioni ambientaliste si dimostra oggi in una maggiore consapevolezza dei rischi e dei problemi connessi al ciclo dei rifiuti. La cittadinanza, oggi cosciente e impegnata, non permetterà a nessun ente e a nessun “colosso” di prendere decisioni o di varare piani strategici che prevarichino l’interesse della collettività.

L’audizione che riteniamo necessaria è quella con la cittadinanza, un passaggio imprescindibile, come la conferenza dei servizi, dove dovranno essere ascoltate le istanze dei cittadini e dove la Regione Lazio avrà modo di confrontarsi con il parere della popolazione sugli inceneritori: lo smantellamento.

Potranno anche decretare il rilancio delle strutture, noi ci impegneremo affinché resti soltanto un pezzo di carta!

 

Unione Giovani Indipendenti

 

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