Riscaldamento climatico: nuovo rapporto allarmante dell‘IPCC

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Siccità, inondazioni, malattie, migrazioni, penurie alimentari, rischi di conflitti, ecc. : la seconda parte del quinto rapporto del gruppo intergovernativo di esperti dell’Onu sull’evoluzione del clima (IPCC), pubblicato lunedì 31 Marzo, censisce gli impatti già osservabili del cambiamento climatico.

Secondo questo testo dell’IPCC, risultato di un immenso lavoro di lettura e di compilazione di dodicimila pubblicazioni scientifiche, il cambiamento climatico ha avuto in questi ultimi decenni degli impatti “su tutti i continenti e sugli oceani“, essenzialmente sui sistemi naturali.

In molte regioni, il cambiamento nei regimi di precipitazioni e lo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai hanno modificato i sistemi idraulici, “colpendo le risorse di acqua in quantità e in qualità“.

Il cambiamento climatico ha ugualmente avuto un impatto più “negativo” che positivo sulla produzione alimentare (grano e mais). Le aree di distribuzione, il numero di individui o le pratiche migratorie di numerose specie marine e terrestri sono cambiati.

Tante constatazioni che spingono l’IPCC a oscurare ancor più le sue prospettive sugli effetti del riscaldamento climatico nel XXI secolo. “La probabilità di impatti gravi, estesi e irreversibili cresce con l’intensificarsi del riscaldamento climatico”, avverte l’IPCC.

I diversi scenari

L’IPCC parla di rischi “da elevati a molto elevati” in caso di aumento delle temperature medie di 4°C rispetto al periodo preindustriale (“estinzione sostanziale di specie”, “gravi rischi per la sicurezza alimentare“), ma evoca dei rischi “considerabili” da un riscaldamento di 1 a 2 °C.

Un aumento di circa 2°C rispetto al periodo preindustriale potrebbe portare ad una perdita tra il 0,2 e il 2 % dei redditi annuali mondiali-

I paesi del Sud sono i più esposti all’insicurezza alimentare

Tutti gli aspetti della sicurezza alimentare sono potenzialmente colpiti”, afferma il testo, soprattutto l’accesso alle risorse e la stabilità dei prezzi, in un contesto in cui la domanda mondiale aumenterà.

Entro la fine del XXI secolo, l’IPCC prevede un abbassamento mondiale delle risorse degli oceani, qualunque sia il livello di riscaldamento. Sulla terraferma,  la produzione di grano, mais e riso dovrebbe essere colpita con un aumento locale del termometro di 2 °C rispetto ai livelli della fine del XX secolo, “anche se alcune regioni potrebbero trarne beneficio”.

La mappa delle zone di pesca dovrebbe essere ridisegnata, con delle specie marine più numerose nelle latitudini medie e alte, e meno numerose intorno ai tropici con “dei forti tassi di estinzione a livello locale”.

La situazione peggiorerà, secondo l’IPCC, dopo il 2050, esponendo soprattutto i paesi dell’Africa e dell’America del Sud.

Meno acqua disponibile per l’agricoltura

l’IPCC teme una riduzione “significativa” delle acque superficiali e sotterranee nella maggior parte delle regioni subtropicali secche, con degli impatti attesi sulla qualità di queste acque.

Il testo evoca dei rischi di penurie in Africa, in Asia e nel sud dell’Australia, e parla di una pressione potenzialmente accresciuta sulle risorse disponibili in Europa (particolarmente nel sud del continente, che dovrebbe essere sottomesso a un maggior calore) e nell’America del Nord.

 Aumento di povertà

Il cambiamento climatico “rallenterà la crescita economica, renderà più difficile la riduzione della povertà (…) e [ne] creerà di nuova”, soprattutto nelle città, secondo il rapporto.

Maggiori conflitti e insicurezza

L’IPCC conta su un aumento di spostamenti di popolazione, e dei “rischi di conflitti violenti” con “un aggravamento dei fattori classici che sono la povertà e le crisi economiche”. Rischi di conflitti tra Stati con delle rivalità intorno a risorse più rare, come l’acqua o le riserve di pesci, o di nuove opportunità generate dallo scioglimento dei ghiacciai.

Inondazioni e erosioni.

Secondo l’IPCC, questi fenomeni colpiranno sempre più le zone costiere e delle terre appena sopra il livello del mare a causa dell’innalzamento di questi. “La popolazione e i beni esposti aumenteranno significativamente” a causa della crescita demografica e dell’urbanizzazione.

Peraltro, la proporzione della popolazione colpita da grandi inondazioni aumenterà. L’IPCC cita soprattutto le aree urbane d’Europa dell’Asia e dell’America latina, dove l’urbanizzazione massiva aumenta i rischi di inondazioni.

Problemi sanitari

L’IPCC si aspetta un aumento dei problemi di salute in molte regioni, specialmente i paesi in via di sviluppo (aumento delle onde di calore intense, malnutrizione o ancora malattie legate alla contaminazione dell’acqua o del cibo).

Il testo evoca soprattutto per l’Africa un cambiamento della geografia delle malattie dovute ai cambiamenti del regime delle piogge e delle temperature.

Aumento dei rischi di estinzione

Questi rischi riguardano “una gran parte” delle specie terrestri e marine, di cui molti “non saranno capaci di spostarsi con rapidità sufficiente da trovare dei climi più adatti” dopo il cambiamento climatico.

Degli ecosistemi marini cruciali, come quelli dei poli e le barriere coralline, sono particolarmente esposti con l’acidificazione degli oceani. In molte regioni potrebbe aumentare la mortalità degli alberi.

Delle soluzioni esistono

I rischi legati al cambiamento climatico posso essere ridotti limitando la sua velocità e la sua ampiezza”, ricorda l’IPCC, che raccomanda delle misure “di adattamento” al riscaldamento atteso.

Tra le misure raccomandate nel rapporto: L’installazione di sistemi di allerta, di ripari contro i cicloni e le inondazioni; la protezione delle mangrovie per risparmiare le coste; migliorare le riserve di acqua e le tecniche di irrigazione; la creazione di nuove pratiche agricole; migliori programmi di vaccinazione; la creazione di zone protette e l’identificazione di gruppi vulnerabili; la diversificazione dell’economia.

Da un articolo di Le Monde (link)

Traduzione di F. Via

 

 

 

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