Sversava rifiuti nel fiume Volturno, ai domiciliari il «re del latte»

tratto da Corriere Del Mezzogiorno

Il patron delle Foreste Molisane è stato denunciato da un ex dipendente «pentitosi» di aver collaborato.

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CASERTA — Svolta clamorosa nell’ambito di una indagine della procura della Repubblica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il personale del Corpo Forestale dello Stato di Caserta ha infatti tratto in arresto l’imprenditore Giuseppe Gravante, patron fino al 1984 della «Latte Matese» poi proprietario delle «Foreste Molisane» con aziende nel Casertano, in altre realtà della Campania oltre che in diverse regioni d’Italia.

ACCUSATO DI ESTORSIONE — L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata emessa dal gip dello stesso tribunale. Gravante risponde di vari reati tra cui estorsione e smaltimento illecito di rifiuti. L’imprenditore, 75 anni, secondo le indagini, avrebbe costretto sotto minaccia del licenziamento i propri dipendenti a sversare rifiuti zootecnici nel fiume Volturno e a sotterrare altro tipo di rifiuti nei terreni della propria azienda agricola. In particolare – stando all’ipotesi accusatoria – con la minaccia del licenziamento, costringeva alcuni suoi dipendenti dell’azienda agricola «Nat.Ali» che si trova in località «Fossolagno» del comune di Gioia Sannitica, a smaltire direttamente nel fiume Volturno tutto ciò che proveniva dall’allevamento di bestiame – in particolare gli escrementi di 3.500 capi di bestiame – e i reflui provenienti dalle sale di mungitura; avrebbe costretto allo sversamento, compiuto con le stesse modalità e sempre nel fiume, anche delle acque di lavaggio delle stalle e delle sale di mungitura, acque in cui finivano prodotti detergenti ed acidi di notevole pericolosità. Non solo: dalle denunce si ricava anche che «spesso – come è riportato nell’ordinanza – il reso delle bottiglie veniva nuovamente distribuito per la produzione in corso e mischiato al latte fresco». In pratica il latte invenduto e qualche volta scaduto rientrava nel ciclo di produzione.

LE INDAGINI — Il lavoro degli investigatori è partito dalla denuncia di un ex dipendente di Gravante che «pentitosi» di aver partecipato per anni a tali attività in un esposto all’autorità giudiziaria raccontò alcuni retroscena dell’attività di smaltimento portata avanti nell’azienda. La denuncia ha trovato immediato riscontro investigativo con il rinvenimento nell’azienda, che si estende su oltre 500 ettari, di un’attività di smaltimento illecito di rifiuti speciali effettuata direttamente nel fiume Volturno, grazie a un sistema di pompe idrauliche nascoste e canalizzazioni approntate all’occorrenza. L’attività di smaltimento – consumatasi dal 1994 fino a qualche mese fa — veniva svolta con modalità tali da eludere i controlli: ad esempio, in orario serale e notturno, oppure in occasione di piogge e temporali, approfittando della circostanza che le acque del fiume fossero state rese limacciose dalle acque piovane.

LATTE MATESE NON C’ENTRA — In mattinata, a margine dell’operazione del Corpo Forestale e della conferenza stampa in procura, è arrivata una precisazione riguardo le prime notizie diffuse dagli organi di stampa. «Il marchio `Matese´ è di proprietà di Newlat S.p.A da oltre trenta anni» ha rimarcato in una nota Angelo Mastrolia, il presidente della Newlat S.p.A, il quale ha sottolineato che «Giuseppe Gravante non ha alcuna relazione con il marchio Matese, tanto meno con la proprietà del marchio ovvero Newlat S.p.A».

L’INTERRAMENTO DEGLI SCARTI — Nella grande azienda zootecnica di Giuseppe Gravante sarebbero stati interrati e bruciati su una superficie di 100 metri quadrati e ad una profondità di 3 metri tutti gli scarti dell’attività di imbottigliamento con il marchio Foreste Molisane (bottiglie in tetrapak o in pet ed etichette in carta e plastica), per un equivalente di 6,5 quintali al giorno. L’azienda valse a Gravante anche la cittadinanza onoraria nel 2007 da parte del Comune di Gioia Sannitica come «re del latte». L’attività di imbottigliamento non è però più esercitata da quasi un anno, in quanto la società proprietaria del noto marchio, l’Azienda Agricola il Torcino spa, facente parte del gruppo Gravante, è stata dichiarata fallita dall’autorità giudiziaria il 17 gennaio scorso perché, secondo la Procura di Santa Maria, sarebbe stata svuotata di beni e soldi con lo scopo di non pagare i fornitori e tutti gli asset sarebbero stati trasferiti verso altre compagini societarie del gruppo, tra cui l’«Azienda del Matese» e la «Nat.Ali», senza alcun ritorno economico per la prima.

IL 21ESIMO REGGIMENTO AL LAVORO — «Da questa mattina – ha spiegato il comandante del Corpo Forestale di Caserta Michele Capasso – i mezzi del 21 Reggimento del Genio Guastatori dell’Esercito stanno scavando nell’azienda di Gioia Sannitica alla ricerca dei rifiuti interrati in base ad un decreto di ispezione dei luoghi». Tra i rifiuti già trovati anche carcasse di bufale. Dalle indagini sono inoltre emerse anche le pessime condizioni in cui venivano tenuti gli animali. Secondo un ex addetto, si legge nell’ordinanza di arresto, «la situazione era insostenibile, gli animali erano sommersi di liquami che tracimavano, e intanto il Gravante riceveva un sussidio pubblico di 70 euro per il benessere di ciascun animale».

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