La macchia mediterranea estirpata e 455 ulivi espiantatiche prima erano stati recintati con filo spinato. E poi l‘inquinamento della falda del sottosuolo e del cantiere del microtunnel del Tap, il gasdotto che dovrà portare gas naturale dall’area del Mar Caspio in Europa. Sono 16 gli indagati, 15 persone fisiche e una giuridica, dell’inchiesta della procura di Lecce sul tormentato cantiere della Trans Adriatic Pipeline che farà approdare l’infrastruttura sull’incantevole spiaggia di San Basilio e far arrivare il gas lì dove c’è il cantiere a Melendugno, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e dichiarata zona agricola di “notevole interesse pubblico”.

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Per gli inquirenti di Lecce l’ipotesi è, nel cantiere, vi sia stata una dispersione di sostanze pericolose, tra cui il cromo esavalente, con la contaminazione con il cemento utilizzato da Tap durante i lavori, per via di una inidonea impermeabilizzazione del cantiere. E così nelle acque della falda, nel pozzo si spinta, nella vasca di raccolta delle acque di prima pioggia e nel top soil nell’area. Un’area contaminata, secondo il pm Valeria Farina Valaori, con nichel, manganese, arsenico, azoto nitroso e appunto il cromo esavalente.Tra gli indagati figurano il country manager di Tap Italia Michele Elia, e Gabriele Paolo Lanza, project manager di Tap in carica dal 15 marzo scorso, oltre ad imprenditori e rappresentanti delle ditte che stano eseguendo i lavori.

Quattro i capi di imputazione: l’espianto degli ulivi, la mancata impermeabilizzazione dell’area con il conseguente inquinamento della falda acquifera e l’estirpazione della macchia mediterranea. Tra i sedici indagati, a vario titolo, a cui questa mattina è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini a firma anche del procuratore capo Leonardo Leone De Castris figurano anche l’imprenditore di Veglie (Lecce) Lucio Mello, alla cui ditta Tap ha affidato i lavori del gasdotto e altri dirigenti e legali rappresentanti delle ditte che stanno prendendo parte ai lavori. La Procura non ha disposto il sequestro di ulteriori aree di cantiere perché dall’aprile scorso a San Basilio non si registrano più sversamenti di sostanze inquinanti. Nei giorni scorsi anche il cantiere in località Le Paesane, finito sotto sequestro lo scorso aprile, è stato dissequestrato. La società è indagata in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società. Tutti gli indagati hanno venti giorni di tempo per produrre documentazione o memorie e presentare le controdeduzioni.