TRATTO DA UNA STORIA VERA: Da Inceneritore a Fabbrica di Materiali

C’era una scelta da fare, una decisione politica da prendere: spegnere i camini dell’inceneritore o potenziarli?

Cinque Comuni della Provincia di Varese si sono trovati davanti questo bivio e alla fine hanno scelto di seguire la strada del cambiamento, proponendo la conversione dell’inceneritore a fabbrica di materiali.

Tutto è iniziato verso la fine del 2014, dopo un incontro in Regione Lombardia sul futuro del consorzio ACCAM, società che gestisce l’inceneritore di Busto Arsizio, piccolo comune dell’Alto Milanese.

Un inceneritore, quello di Busto Arsizio che brucia immondizia da quarant’anni, con una storia molto simile a quella di Colleferro.

In quasi mezzo secolo di attività, l’impianto dell’ ACCAM ha collezionato sforamenti di emissioni di mercurio, superamenti dei limiti di polveri sottili, un sequestro per smaltimento di rifiuti tossici e seri problemi strutturali ed economici.

Un comitato locale, attivo dal 1996, ha promosso svariate conferenze, organizzato mobilitazioni per denunciare l’impatto ambientale dell’inceneritore, opponendosi con forza alla possibilità di tenerlo attivo fino al 2025.

Nel 2014, sotto la pressione dei Comuni limitrofi e delle associazioni si è aperta un’organica discussione sul futuro dell’impianto.

Il 4 Novembre scorso, durante l’incontro al Pirellone, i Sindaci di Buscate, Canegrate, Castano Primo, Magnago e Vanzaghello hanno portato avanti le ragioni del totale spegnimento delle linee di incenerimento, lottando contro chi voleva attuare un revamping, ovvero un’opera di potenziamento e ristrutturazione dell’impianto.

Le ragioni della netta preferenza dei Sindaci presenti per lo scenario della sola Fabbrica dei Materiali (senza revamping) deriva dalla convinzione, maturata collegialmente nel corso di questi mesi, che sia la soluzione che meglio risponde a criteri di fattibilità tecnica, minor impatto e, soprattutto, di sostenibilità economica.Stop_inceneritore

Questo è quanto riporta il comunicato dei cinque Sindaci, nel quale vengono spiegate tutte le ragioni di questa scelta, soffermandosi anche sull’aspetto economico:

Si sono infatti esplicitate le criticità economiche dello scenario “fabbrica dei materiali più revamping” che prevede 24 milioni aggiuntivi rispetto all’ipotesi che non contempla il revamping (13 milioni per la sola fabbrica dei materiali contro i 37 milioni per revamping più fabbrica dei materiali).

La volontà dei Sindaci, unita all’impegno costante della società civile di questi paesi hanno permesso la chiusura di un inceneritore e ora sono in corso gli studi di fattibilità per l’impianto di trattamento a freddo, una fabbrica per la produzione di materiali, per intenderci, che rimpiazzerà l’inceneritore.

Sempre nel comunicato stilato dai Sindaci si parla dell’aspetto occupazionale e del reintegro dei dipendenti, circa 90 persone, che non perderanno il posto di lavoro ma saranno ricollocati nelle nuove strutture.

Questa è una storia vera e un esempio di innovazione, il primo in Italia che merita di essere conosciuto e approfondito.

Un esempio di come sia possibile raggiungere un obiettivo concreto scegliendo la scelta migliore e non quella più facile.

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