Una nuova tendenza: Il Diossiny. Ed è subito polemica

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Smoking e tailleur elegantissimi sfoggiati al tramonto davanti discariche, inceneritori, raffinerie ed ex centrali nucleari. Cravatte, papillon e paillette magnificamente abbinati a tute anti-radiazioni, maschere antigas e mascherine antismog. Il Diossiny impazza in tutta Italia, da Nord a Sud, sempre più persone scattano selfie tra l’eternit e rifiuti speciali banchettando con sfarzosi aperitivi apparecchiati sui fusti tossici delle industrie chimiche. Un modello estetico originale ed innovativo che premia le zone d’Italia fortemente inquinate.

Fortunato dunque chi abita a ridosso di impianti di smaltimento rifiuti o meglio ancora in un S.I.N. (Sito d’interesse nazionale) dato che può vantare infinite possibilità per praticare il Diossiny: c’è chi, sullo sfondo di centrali a carbone e cementifici, esibisce distinti frac e tigh appaiati con raffinate mascherine color grigio antracite. Oppure chi, in abito da sera, sfila nei campi contaminati da PCB e metalli pesanti.

Una forma di integralismo? Una costrizione? Lo scherzo di qualche attivista o siamo di fronte ad una nuova tendenza? 
Il commento della politica non si è fatto attendere. Il ministro dell’ambiente Galletti in una nota ufficiale ha espresso apprezzamento per questo approccio:
“ Crediamo che gli italiani residenti in zone altamente inquinate debbano valorizzare il loro patrimonio, per questo abbiamo confermato il decreto Sblocca Italia, affinché inceneritori ed altri impianti restino come simbolo delle loro identità e occasione di socializzazione.”
Anche sui social, tra polemiche ed apprezzamenti,  si è aperto il dibattito sul Diossiny. Dalla loro pagina Facebook Dolce & Gabbana hanno annunciato:
“Siamo pronti a disegnare una linea ad Hoc per poter dare  al Diossiny un tocco di stile. Il Made in Italy è sinonimo di eleganza ed è giusto che le mascherine anti-inquinamento siano pensate per essere indossate in ogni occasione.”
Su twitter Matteo Salvini scrive: “Questa forma di fondamentalismo è pericolosa, copre la faccia e non fa capire se sotto le mascherine ci siano un immigrato clandestino, un albanese, un tunisino. Lo sapevate che i cinesi stanno già vedendo le mascherine e i completi per i diossiny? L’Europa vuole restare a guardare?
Sulla sua pagina Facebook, Nichi Vendola difende la scelta del diossiny:
” Penso che nell’ incessante modernizzazione come se poi avesse causato un antani a sinistra post-coloniale , sia un atto di civiltà lasciare libere le persone di indossare il Diossiny. Non bisogna stigmatizzare chi all’Ilva ha optato per la supercazzola inquinante che dimentica di ricordare che l’incessante altoforno dei miei amici Riva non biasima e non giudica chi del Diossiny ha fatto una scelta di vita.”
Niente costrizione dunque, il Diossiny sembra esser più una scelta di stile e d’eleganza.
Ma da dove è partita questa idea? Le prime foto su Instagram e Facebook arrivano da Colleferro, cittadina alle porte di Roma dove tra inceneritore, discarica, cementificio e terreni inquinati, il diossiny non è di certo un problema. Gli scatti immortalano diversi giovani ben vestiti nei pressi della discarica di Colle fagiolara, sotto gli inceneritori e ai bordi del fiume Sacco. Intanto c’è già chi pensa di spostare la Milano Fashion Week a Colleferro per avere una location esclusiva, cool e talmente trendy da togliere il fiato.

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