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ROMA – La valle del Sacco ha conosciuto l’inquinamento un secolo fa – con l’insediamento dell’industria bellica – ma l’individuazione dei colpevoli si dimostra un percorso non facile: le battaglie giudiziarie scaturite da esposti e indagini choc tardano ad entrare nel vivo. Due grandi processi (uno per lo smaltimento illegale di rifiuti e l’altro per disastro ambientale) attendono di essere celebrati da anni, mentre gli studi epidemiologici concentrati su Colleferro (Roma) – e San Vittore, più a sud, in provincia di Frosinone – evidenziano ancora una volta l’insalubrità della zona e i danni subiti dai residenti. Colpa degli inceneritori e delle troppe industrie che negli anni hanno contaminato ambiente e cittadini; con l’avvento dei termovalorizzatori – rileva il recente studio – le malattie dell’apparato respiratorio sono aumentate del 79%. A rischio, in particolare, i bambini.

OBIETTIVI E METODO – Un nuovo contributo, dunque, di lettura certamente più semplice, che vuole mettere in relazione rifiuti, ambiente e salute. E’ il progetto di epidemiologia ambientale “Eras” della Regione Lazio pubblicato nel luglio 2012: gli esperti offrono il primo studio organico sulle discariche di rifiuti urbani, gli impianti di trattamento meccanico e biologico (Tmb) e i termovalorizzatori presenti nella regione Lazio; stimano le emissioni in aria relative a ciascun impianto; caratterizzano la popolazione potenzialmente esposta; valutano gli effetti sulla salute della popolazione esposta agli impianti e le condizioni di salute dei lavoratori. Importante sottolineare come le popolazioni studiate (tecnicamente definite ‘coorti’) siano rappresentate dagli abitanti dei comuni in prossimità degli impianti ( tutti entro i 5 chilometri tranne Malagrotta per cui la distanza aumenta a 7) nel periodo 1996-2003. Mentre gli esiti sanitari di interesse (relativi al periodo 1996-2010) sono stati accertati con un follow-up individuale, attraverso i sistemi informativi di mortalità e di ricovero ospedaliero.

IL QUADRO – Si legge nel rapporto: «Sono presenti oggi sul territorio regionale 10 discariche per rifiuti urbani (9, considerando le due discariche di Latina come unica struttura), 4 impianti di termovalorizzazione dei rifiuti (collocati uno nel comune di San Vittore del Lazio, due adiacenti nel comune di Colleferro e l’ultimo nel comune di Roma, il gassificatore di Malagrotta), e 7 impianti per il trattamento meccanico biologico (Tmb), di cui 3 annessi agli impianti di discarica. Nel 2008 il Lazio ha prodotto oltre 3,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con una produzione pro capite media di 601,7 kg/abitante. Un dato, quest ultimo, che colloca la Regione tra le prime 5 in Italia per produzione pro capite. Quasi il 77% della produzione è concentrata nella provincia di Roma, dove si registra anche il livello più alto di produzione pro capite (648 kg/ab/anno). I dati delle province di Roma e di Latina relativi alla produzione pro capite sono più elevati rispetto al panorama nazionale, collocandosi rispettivamente al 21esimo e al 28esimo posto tra le province capoluogo di regione. Le province di Viterbo, Rieti e Frosinone registrano invece valori di produzione pro capite inferiori alla media nazionale».

VELENI NELL’ARIA – Interessanti i rilievi compiuti intorno ai termovalorizzatori di Colleferro e San Vittore nel Lazio: le zone interessate dagli impianti, sono soggetti a fattori di pressione molto differenti. «L’ area di Colleferro, al contrario di San Vittore, è interessata dalla presenza di impianti industriali di qualche rilevanza e comunque dalla vicinanza di infrastrutture di trasporto significative. Le quantità di rifiuti smaltiti sono del tutto paragonabili per i due siti mentre il carico emissivo, in termini di Pm10 ( particolato, ndr) , è sostanzialmente differente: la valutazione degli indici di qualità dell’aria stimata, mette in evidenza come l’areale di Colleferro sia sostanzialmente in condizione di maggiore criticità rispetto a quello di San Vittore del Lazio. A questo livello di criticità -spiega il rapporto – concorre anche la posizione geografica dell’area di Colleferro che soffre di condizioni meteo-climatiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti e quindi al loro accumulo nei bassi strati dell’atmosfera».

BOOM DI MALATTIE RESPIRATORIE – Si legge ancora: «Lo studio epidemiologico effettuato sui residenti nei pressi dei termovalorizzatori di Colleferro e San Vittore ha preso in considerazione solo il ricorso alle cure ospedaliere della popolazione. Entrambi gli impianti infatti sono relativamente recenti, essendo in attività dalla fine del 2002. Lo studio ha considerato i tassi di ospedalizzazione per causa dei residenti, nel periodo 1996-2010, potenzialmente dovuti al contributo aggiuntivo all’inquinamento ambientale delle emissioni dei termovalorizzatori confrontando la frequenza relativa di ospedalizzazioni nei periodi pre e post termovalorizzatori. I risultati – proseguono gli epidemiologi – hanno evidenziato come gli uomini residenti in aree identificate dai valori massimi di Pm10 emesso dagli impianti mostrino un eccesso del 31% di ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio e del 79% per malattie polmonari cronico ostruttive (Bpco), rispetto ai residenti in aree meno esposte. Anche tra i bambini esposti a livelli medi e più elevati di concentrazione del tracciante del termovalorizzatore si è osservato un aumento di ricoveri per infezioni acute delle vie respiratorie (+78%)».

Il PROCESSO – Dito puntato, dunque, sul quei termovalorizzatori in cui finiva di tutto, risultando perciò ancora più inqiunante. Era il marzo del 2009, ed i carabinieri sequestrarono l’impianto eseguendo 13 ordini di custodia cautelare dopo le verifiche effettuate sull’inceneritore di Colleferro in cui, anziché Cdr, finiva ogni tipo di rifiuto, dalla lastre di alluminio ai copertoni di macchina. Indagate 26 persone, tra cui Paolo Meaglia e Stefania Brida: rispettivamente il direttore tecnico e ingegnere responsabile della gestione dei rifiuti. I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici. Dopo 3 anni e mezzo da quegli arresti, il percorso giudiziario è fermo all’udienza preliminare presso il tribunale di Velletri a fronte di una infinita serie di rinvii tecnici. Tra i passaggi di rilievo, ricordiamo l’ammissione delle parti civili: Comune di Colleferro, provincia di Roma e Regione, associazioni di consumatori, ambientalisti, animalisti e tre cittadini. Prossimo appuntamento in aula il 26 ottobre 2012.

INCHIESTA MADRE A rilento anche il procedimento più atteso, quello dell’inquinamento della Valle dal Sacco, che vede la prossima udienza fissata al 25 ottobre presso il tribunale veliterno. L’indagine, in questo caso, riguarda l’avvelenamento dell’ambiente, di persone e animali causato dagli sversamenti di sostanze chimiche – in primis un terribile insetticida – nel fiume Sacco. La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata nel marzo 2010 e riguarda 4 persone, mentre un quinto indagato (un veterinario della Asl) nel frattempo è deceduto. Si tratta di Giuseppe Zulli, responsabile della centrale del Latte di Roma che chiuse un occhio sulle analisi del latte quando, nel 2004 si presentava praticamente avvelenato; poi Carlo Gentile, responsabile dello stabilimento Caffaro ( erede dell’industria tra le più velenose, vale a dire la famigerata azienda di prodotti bellici Snia Bdp). In questo caso l’accusa è di aver riversato veleni nel fiume Sacco senza alcuna depurazione preventiva. Altri due imputati sono Giovanni Paravani e Renzo Crosariol, responsabili del consorzio Csc di Colleferro, titolare dello scarico finale del collettore delle acque bianche. . Parti civile ammesse, oltre agli enti locali danneggiati e il ministero dell’Ambiente, un gruppo di cittadini nel cui sangue erano presenti livelli elevati di beta-hch ed altri inquinanti messi in correlazione con tumori alla tiroide, diabete e bronchiti.

Michele Marangon

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