Vittoria per il Castello Vecchio di Colleferro! Ed ora, che fare?

Il “no” espresso in Conferenza dei Servizi dalla Regione Lazio in merito al progetto della ditta Furlan, che va ad aggiungersi al rifiuto già espresso dalla Provincia di Roma, sancisce la fine dell’ipotesi di edificabilità della collina del Castello Vecchio e pone un argine solido contro chiunque, in futuro, possa nutrire mire speculative in proposito.
E’ l’epilogo, felice, di oltre un anno di mobilitazione portata avanti da associazioni, soggetti politici e singoli cittadini riunitisi sotto la bandiera del “Comitato per la Salvaguardia del Castello”, a cui ognuno ha contribuito con la propria disponibilità e gli strumenti a propria disposizione.
Un successo che ci riempe di soddisfazione e che non esitiamo a chiamare vittoria ed esibire dinanzi alla città tutta, che non può che gioirne.
Tuttavia, a due settimane e più di distanza, è bene riporre l’entusiasmo da parte e porsi, con serietà ed urgenza fin da subito, il problema di rispondere all’interrogativo: “Che fare?”

Questa vittoria, infatti, altro non è che il punto di partenza, il gradino necessario a poter concretamente pensare e pianificare una rivalutazione ed un recupero del Castello Vecchio che, sebbene sia stata scacciata la minaccia immediata della speculazione edilizia, rimane ad oggi in stato di assoluto abbandono e trascuratezza, misconosciuto, tuttora proprietà della ditta Furlan.
Per alcuni di questi problemi la strada da percorrere è chiara e ben delineata: il Comune deve riprendere possesso del bene, disponendo la ricollocazione in altre abitazioni delle famiglie che ora vi risiedono, nonché affiancare il Comitato nella richiesta alla Sopraintendenza per i Beni Culturali di attribuzione del vincolo archeologico, così da porre definitivamente il Castello al sicuro e vederne riconosciuto il valore.
Queste sono tappe obbligate, alle quali il Comitato dovrà lavorare senza sosta a partire dall’indomani.
Ma la battaglia per il Castello non si esaurisce in queste formalità, in queste prassi burocratiche, in questi scudi di carta da ergere in difesa di un bene tanto a lungo trascurato.

La battaglia per il Castello deve essere qualcosa di più, deve essere all’altezza delle aspettative, del calore e della fiducia dimostrata dai cittadini che in questi mesi l’hanno sostenuta, anche solo chiedendo di rimanere aggiornati, di sapere “come andrà a finire”.
Difendere il Castello non significa soltanto difendere i resti fatiscenti di una fortezza alto medievale: innumerevoli altre ve ne sono, in questo nostro Bel Paese, alcune ben più grandiose.
Difendere il Castello significa difendere l’ultimo presidio del nostro passato, significa difendere con le unghie e con i denti l’idea che questo territorio abbia una storia da raccontare, che sia stato il palcoscenico e lo scenario, in passato, delle vicende di innumerevoli uomini e donne, vite che hanno ancora oggi qualcosa da trasmetterci.
Lottare per il Castello, per me, significa strappare dalle mani di chi ha distrutto e seviziato questo territorio la prova definitiva che Colleferro non è stata soltanto la città della Bpd, fabbrica di morte, terra del ricatto lavorativo.
Lottare per il Castello significa ricordare un passato diverso, da riscoprire, per immaginare un nuovo futuro.
Dobbiamo quindi riprendere in mano il filo interrotto della Storia e ricongiungere, attraverso il Castello, Colleferro ai comuni che la circondano, ai Monti Lepini, alla Valle del Sacco tutta. Riprendere un discorso che 75 anni di industrializzazione hanno interrotto, per costruire e prospettarsi un domani che non sia solo la desolazione di una città post-industriale.
Tessere un’identità nuova per la città.
Questa è l’arduo compito che il Comitato deve prendere su di sé e portare avanti, la vera sfida che abbiamo dinanzi.

Solo allora potremo gridare a pieni polmoni: “Abbiamo vinto.”

Nuanda
[Anticipazione dal prossimo numero del “Dr Gekill & Mr Aid]

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